Benessere

Continua a mangiare biologico, se vuoi salvare il pianeta

Un articolo del New Scientist accusa i prodotti bio di essere dannosi per il pianeta. In realtà le cose stanno diversamente, il biologico è la via per ridurre l’impatto ambientale dell’agricoltura.

Continua a mangiare biologico, se vuoi salvare il pianeta

Ha fatto molto scalpore l’articolo pubblicato lo scorso 30 novembre dal New Scientist intitolato “Smetti di comprare cibo biologico se vuoi salvare il pianeta”. Secondo Michael Le Page, autore dell’articolo, i gas serra emessi in agricoltura biologica sarebbero superiori rispetto l’agricoltura convenzionale, che è considerata la seconda causa di emissioni di gas serra dopo la produzione di energia. 

La causa del maggior impatto sul pianeta del biologico sarebbe da ricercare nelle rese più basse. Secondo Le Page se è vero che le aziende biologiche hanno una maggiore biodiversità, bisogna considerare che, a causa delle rese inferiori, queste hanno bisogno di una maggiore estensione per ottenere raccolti paragonabili a quelli ottenuti con il convenzionale e ciò comporta un maggiore quantità di terra da dedicare alle coltivazioni. Il modo più efficace per ridurre le emissioni di gas serra in agricoltura – sempre secondo La Page – sarebbe ricorrere agli ogm, appositamente progettati per raccogliere maggior energia dal sole e per crescere senza l’aiuto di fertilizzanti. Ma il movimento biologico ha definitivamente escluso questa possibilità il 18 novembre scorso. 

Una prima risposta all’articolo di Le Page viene dalla rivista della Soil Association con un articolo di Tom MacMillan, ex direttore del Food Ethics Council. Secondo MacMillan i modelli attuali dimostrano semplicemente che produrre il cibo in modo più efficiente non servirà a ridurre le emissioni di gas serra in modo abbastanza considerevole e veloce per le nostre esigenze. Facendo una proiezione delle attuali tendenze e della crescente domanda di cibo, considerate le previsioni più ottimiste sulle rese, entro il 2050 le emissioni di gas serra provenienti dall’agricoltura e dal consumo di suolo basteranno da sole a coprire la quota massima di emissioni che ci possiamo permettere se vogliamo evitare un pericoloso cambiamento climatico.  

Questo significa che ogni altra attività umana non potrebbe più produrre gas serra. Anche nello scenario migliore, per quella data, l’agricoltura e il consumo di suolo saranno responsabili di oltre tre quarti del totale delle emissioni e del 50% in più rispetto al 2009 di emissioni di gas serra.  Dunque il ricorso agli OGM non risolverebbe affatto l’emergenza legata ai gas serra come sostiene La Page. La soluzione migliore per avviare un’inversione di tendenza è cambiare la nostra dieta e ridurre lo spreco di cibo. Agire su questi due elementi ci riporterebbe alle emissioni del 2009, anche considerando stabili le rese. 

Resta da stabilire quale sia la dieta migliore per la sostenibilità. Una prima indicazione che ha larghissimo consenso è mangiare meno carne rispetto agli standard a cui siamo abituati in Europa e nel resto del mondo più ricco. L’allevamento intensivo è una delle principali cause di emissioni di gas serra – circa il 15% del totale – e occupa il 70% dei terreni agricoli, portando con sé deforestazione, perdita di biodiversità, depauperamento del suolo e forte sfruttamento di risorse idriche. In particolare questo riguarda l’allevamento di pollame, maiali e ruminanti, nutriti prevalentemente con prodotti agricoli coltivati appositamente per la loro alimentazione, quando in realtà potrebbero nutrirsi di foraggio, con il doppio vantaggio di avere un’alimentazione più naturale e di contribuire allo smaltimento di un sottoprodotto dell’agricoltura.  

C’è dunque una forte argomentazione a favore degli allevamenti biologici, che fanno largo uso di foraggio per alimentare i propri capi. Questo indebolisce anche la posizione di Le Page a favore degli ogm, in gran parte coltivati proprio per ottenere mangimi per l’allevamento, come in Brasile dove circa il 90% del raccolto di soia è destinato a produrre alimenti per gli animali. Inoltre anche la decantata produttività degli organismi geneticamente modificati si sta dimostrando un falso mito, come dimostra uno studio pubblicato nel 2013 sul Journal of Agricultural Sustainability, i cui risultati mettono in evidenza come le biotecnologie in uso negli Stati Uniti stiano riducendo le rese e aumentando l’uso di pesticidi. Contrariamente a quanto affermato da Le Page, quindi, un’etichetta biologia è una buona garanzia sulla sostenibilità del cibo che si acquista. 

Un altro punto della critica di Le Page al movimento biologico che può essere facilmente smontato riguarda il rapporto tra biodiversità e rese nelle aziende biologiche. Per il giornalista del New Scientist la maggiore biodiversità sarebbe vanificata della scarsità delle rese che costringerebbe a uno sfrottamento di suolo maggiore e quindi più emissioni di gas serra. Ma ancora una volta Le Page non prende in considerazione gli studi che dimostrano una minore produzione di gas serra per ettaro delle aziende biologiche  rispetto a quelle convenzionale. Inoltre le prime hanno un tasso maggiore di sequestro del carbonio che negli studi citati non è considerato, pertanto sono ancora più vantaggiose nel contrasto delle emissioni. 

Anche dal punto di vista delle rese il gap con l’agricoltura convenzionale si sta riducendo. Già adesso il biologico può ottenere risultati migliori rispetto al convenzionale in situazioni di stress come i periodi di siccità o nei paesi in via di sviluppo. Inoltre aumenta la nostra resilienza al cambiamento climatico: la rotazione delle colture migliora la struttura del suolo favorendo il trattenimento dell’acqua e la resistenza a siccità e inondazioni. Inoltre la certificazione biologica assicura un miglior benessere degli animali allevati.

Dunque anche se dall’agricoltura biologica non ci si può aspettare la soluzione di tutti i problemi legati alla sostenibilità ambientale dell’agricoltura di certo non la si può incolpare di maggiori emissioni di gas serra come fa Le Page, mentre di sicuro è una buona pratica per avere un impatto minore sull’ambiente sia per la riduzione delle emissioni, sia per il cambiamento che suggerisce alle nostre diete. 

Vincenzo Menichella

16/12/2016

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