Benessere

Il tonno ringrazia lo stop al carbone

Uno studio americano dimostra che la contaminazione da mercurio nel tonno atlantico dalle pinne blu è calata del 19%. A provocare il calo la diminuzione nell’uso di carbone per produrre energia.

Il tonno ringrazia lo stop al carbone

Buone notizie per i golosi di sushi. Uno studio dei ricercatori della Stony Brook University, di Harvard e dell’Università del Massachussetts, pubblicato sulla rivista Enviromental Science & Technology, ha dimostrato che la percentuale di mercurio presente nelle carni del tonno dalle pinne blu dell’Atlantico, il più utilizzato per il sushi, è calata del 19%. Lo stesso avviene anche con altre specie ittiche ma, poiché il tonno è nelle posizioni più elevate della catena alimentare, dunque si ciba di altri pesci, e vive in media quindici anni, questo dato è più significativo. 

La ricerca, che si è svolta tra il 2004 e il 2012, ha preso in considerazione un campione di 1300 esemplari catturati nelle acque atlantiche. Se all’inizio delle rilevazioni le concentrazioni medie di mercurio si aggiravano tra gli 0,25 e i 3,1 milligrammi per chilo – a seconda della taglia, del luogo di pesca e dell’età – sul finire della ricerca queste sono scese in media del 19%, stabilizzandosi, nel 2010, tra lo 0,5 e 1 milligrammo per chilo.    

Secondo gli autori il merito di questa riduzione è da attribuirsi al calo di emissioni derivanti dall’uso di carbone per produrre energia – come stabilito dall’U.S. Environmental Protection Agency regulation che dai primi anni novanta ne ha fortemente limitato l’uso – principale causa delle emissioni di mercurio nell’atmosfera e nelle acque

La contaminazione da mercurio è molto pericolosa per la salute, soprattutto per il feto, infatti il metilmercurio – la forma in cui troviamo il mercurio nelle sostanze organiche – è in grado di attraversare la barriera cerebrale e placentare causando grossi danni al sistema nervoso centrale e allo sviluppo del nascituro che vanno dal ritardo mentale a problemi psicomotori. Altri sintomi provocati dall’esposizione al mercurio sono: alterazione della funzionalità renale e problemi di memoria. E’ inoltre dimostrata la correlazione tra l’esposizione al metilmercurio e le malattie cardiovascolari. 

Nonostante gli esemplari presi in esame contengano ancora percentuali di mercurio significative, tanto da non eliminare del tutto i rischi per la salute, in particolare per le donne incinta e in età fertile, le novità provenienti da questo studio mostrano che la concentrazione di avvelenamento da mercurio può regredire molto più velocemente di quanto gli scienziati avevano pronosticato. 

Nicholas Fisher dell’Università Statale di New York, uno dei più autorevoli ricercatori coinvolti nello studio, afferma: ”Abbiamo trovato sorprendente che le concentrazioni di mercurio siano scese consistentemente nel tempo negli esemplari più anziani. Altrettanto impressionante è che il declino delle concentrazioni di mercurio nei tessuti del pesce corrisponda quasi esattamente alla diminuzione di emissioni di mercurio dalle centrali del Nord America rendicontate nello stesso periodo. Questo dimostra che le riduzioni di emissioni di mercurio hanno effetto in un periodo relativamente breve”. 

La pubblicazione dello studio avviene in un momento in cui le emissioni di carbone a livello mondiale restano sostanzialmente stabili. Infatti, alla diminuzione dell’uso di questo fossile in Nord America ed Europa ha corrisposto il suo aumento in altre parti del mondo, in particolare in Asia. Dunque è molto probabile che la concentrazione di mercurio nelle carni del tonno non sia diminuita nelle acque dell’Oceano Pacifico e dell’Oceano Indiano, che gli autori della ricerca vorrebbero iniziare a monitorare. 

Estendere all’Asia restrizioni sull’uso del carbone, simili a quelle già intraprese in Nord America ed Europa, metterebbe in moto lo stesso processo a livello globale con conseguenze positive anche sul cambiamento climatico. Gli effetti quasi immediati che si sono ottenuti mettono in crisi anche uno dei principali assunti negazionisti sull’influenza dell’uomo sul cambiamento climatico, che vede l’uomo come un fattore ininfluente in processi come il riscaldamento globale.  La diminuita concentrazione di mercurio nelle carni del tonno a pinne blu dimostra proprio il contrario, cioè il forte impatto delle attività umane sull’ambiente, e per fortuna anche che questo impatto è probabilmente reversibile con più facilità di quanto ci si aspettasse.

Vincenzo Menichella

01/01/2017

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