Stretta UE sull’editing genetico

30 luglio 2018
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sostenibilità

Per la Corte di Giustizia Europea anche le nuove tecniche vanno sottoposte alle direttive sugli OGM.

Anche gli organismi creati attraverso l’editing genetico, o mutagenesi, sono da considerare organismi geneticamente modificati. A stabilirlo è stata la Corte di Giustizia Europea il 25 luglio, affermando che come tali sono sottoposti agli obblighi previsti dalla direttiva UE sugli OGM, anche se la sentenza lascia libertà agli stati membri di decidere se applicare la direttiva anche agli organismi ottenuti tramite tecniche di mutagenesi “utilizzate in varie applicazioni con una lunga tradizione di sicurezza”.

La tecnica della mutagenesi – a differenza della transgenesi – modifica il genoma senza inserire pezzi di DNA estranei all’organismo trattato, ma si configura come una sorta di editing genetico e, a differenza della trasngenesi, non lascia tracce dell’avvenuta modifica nel prodotto finale, che all’analisi non risulta distinguibile da un prodotto che abbia sviluppato le stesse caratteristiche attraverso un processo naturale.

Nell’Unione Europea le norme che regolano gli OGM sono precedenti allo sviluppo delle tecniche di mutagenesi – regolamentano solo la tecnica con cui sono ottenute le modifiche genetiche e non le modifiche in sé – quindi, fino alla sentenza, le direttive comunitarie non si applicavano a queste tecniche. La decisione della Corte di escludere dall’applicazione delle normative sugli OGM gli organismi ottenuti per mutagenesi attraverso tecniche considerate tradizionalmente sicure non significa che i singoli stati non possano autonomamente decidere di assoggettarli lo stesso agli obblighi della direttiva o ad altri obblighi.

Per quanto riguarda l’applicazione delle direttive sugli OGM alle tecniche di mutagenesi scoperte dopo la loro adozione, la sentenza considera i rischi legati a queste nuove tecniche simili a quelli legati alla produzione di OGM per transgenesi, il motivo è che attualmente le due tecniche consentono di ottenere gli stessi effetti, e che le nuove tecniche di mutagenesi permettono di produrre varietà geneticamente modificate a ritmi e quantità non paragonabili a quelle delle tecniche tradizionali. Escluderle quindi dall’applicazione delle direttive violerebbe il principio di precauzione e pregiudicherebbe lo scopo della legislazione europea di preservare la salute umana e l’ambiente.

Una delle tecniche probabilmente coinvolte dalla sentenza è la Crispr-Cas9, utilizzata in alcuni paesi per ottenere semi resistenti agli erbicidi e piante in grado di sopravvivere a condizioni metereologiche avverse. Un recente articolo pubblicato su Nature solleva dubbi sulla sua sicurezza: secondo gli autori dello studio potrebbe provocare distorsioni genetiche più grandi di quelle previste e quindi essere potenzialmente dannosa per la salute.

La decisione della Corte di Giustizia Europea è intervenuta accogliendo in parte il parere espresso dall’Avocato Generale della Corte Michal Bobek, che lo scorso gennaio, pur riconoscendo che gli organismi prodotti per mutagenesi fossero da considerare OGM, aveva sostenuto che avrebbero dovuto continuare a godere dell’esenzione dalle disposizioni comunitarie in materia, salvo che i singoli stati membri non legiferassero in senso contrario. In poche parole una sorta di via libera all’immissione sul mercato europeo degli OGM ottenuti per mutagenesi.

Diverse le reazioni alla sentenza, prova che il dibattito tra posizioni contrapposte non è ancora esaurito. Tra i primi a commentare la sentenza il primo vicepresidente della commissione agricoltura del Parlamento Europeo Paolo De Castro, che l’ha definita “ambigua” perché “i giudici non danno un’interpretazione inequivocabile alla delicata questione, rimandando la responsabilità agli stati membri”, anche se ha riconosciuto che rappresenta “un passo avanti sulla strada dell’innovazione genetica che non fa ricorso al transgenico”.

Favorevole alla sentenza anche la ministra dell’ambiente tedesca Svenja Shulze per la quale la sentenza “è una buona notizia per l’ambiente e la protezione dei consumatori. Il verdetto è anche un chiaro impegno per il rispetto del principio di precauzione in Europa”. In Germania l’associazione tedesca Verband Lebensmittel ohne Gentechink – che certifica prodotti OGM free – aveva fatto appello alla Corte perché sottoponesse le nuove tecnologia alla normativa vigente, e all’appello avevano aderito alcune delle più grandi realtà della grande distribuzione, rivendicando come l’etichetta OGM free sia un importante valore qualitativo sul mercato.

Cantano vittoria anche le organizzazioni ambientaliste. “La corte stabilisce con estrema chiarezza – ha detto Federica Ferrario di Greenpeace Italia – che le piante derivate dall’editing genetico sono soggette agli stessi requisiti di sicurezza ed etichettatura degli altri OGM”. “La Commissione europea e i Paesi membri devono ora garantire che tutti i nuovi OGM siano adeguatamente testati ed etichettati – ha fatto eco alla Ferrario Franziska Achterberg, responsabile agricoltura di Greenpeace Europa – e che qualsiasi sperimentazione in ambiente venga sottoposta alle norme sugli OGM”. Una nota dell’Ong Friends of the Earth Europa definisce storica questa sentenza che “sconfigge l’ultimo tentativo di portare i prodotti geneticamente modificati nei nostri campi e piatti”.

Decisamente contraria alla sentenza, invece, l’associazione europea delle bioindustrie EuropaBio, che ha tra i suoi membri aziende come Dupont, Syngenta, BASF, Bayer e Monsanto. Il segretario generale dell’associazione ha avvertito che l’Europa potrebbe perdere i significanti benefici dell’editing genetico, “sfortunatamente – ha affermato John Brennan – questa decisione, che è in contraddizione con l’opinione espressa a gennaio dall’Avvocato Generale, non fornisce la necessaria chiarezza legislativa di cui hanno bisogno i ricercatori, gli accademici e gli innovatori europei”. Sulla stessa lunghezza d’onda l’Associzione nazionale per lo sviluppo delle biotecnologie “Dopo questa sentenza –  il presidente Riccardo Palmisano – gli strumenti di estrema precisione dell’editing genetico che , a differenza degli OGM, consentono di evitare l’inserimento di DNA estraneo in una coltura, accelerando enormemente il lavoro di miglioramento enetico, si trovano a dover seguire un processo di autorizzazione penalizzante, in termini di costi, complessità delle procedure e di tempi di valutazione, allontanandoci dal futuro. Una situazione che va a colpire duramente le forme di agricoltura specializzate, di elevata qualità e orientate all’innovazione, come quelle che caratterizzano il Made in Italy”.

Secondo l’associazione delle aziende e delle coperative agricole europee Copa-Cogeca la decisione rischia di isolare l’agricoltura europea dal resto del mondo. “I selezionatori di piante – secondo il presidente Pekka Pesonen – dovrebbero essere in grado di includere alcune di queste tecniche nei loro programmi per accorciare i tempi per ottenere nuove varietà. Varietà di cui hanno bisogno per far fronte a condizioni metereologiche estreme, volatilità dei prezzi e divieti sempre maggiori sull’uso di pesticidi”.

Il verdetto della Corte Europea non ha messo d’accordo neanche le associazioni di rappresentanza degli agricoltori italiani. “Lo studio e l’impiego di ogni nuova tecnologia che aiuta ad esaltare la distintività del nostro modello agroalimentare – ha commentato il presidente di Coldiretti Roberto Moncalvo – il  made in Italy e i suoi primati di biodiversità, possono essere approfonditi e valutati solo nel rispetto del principio di precauzione, della sostenibilità ambientale, del libero accesso al mercato, della reversibilità e della necessità di fornire una risposta alle attese dei consumatori”. Coldiretti ha inoltre sottolineato l’ulteriore calo del 4% nel 2017 delle superfici agricole dedicate alla coltivazione degli OGM tradizionali, che scendono a 131.535 ettari. Profonda sorpresa per la sentenza ha invece espresso Confagricoltura in una nota in cui afferma che la mutagenesi è una tecnica innovativa e in evoluzione dalla quale possono derivare vantaggi alle nostre produzioni. Inoltre, prosegue la nota, la discrezionalità lasciata ai singoli stati membri apre la strada a possibili disparità nell’Unione, mentre sarebbe opportuna un ripensamento complessivo delle direttive. Parla di occasione persa la Copagri, che difende la tecnica della mutagenesi, “continuare a parlare di OGM – secondo il presidente Franco Verracina – significa concentrare l’attenzione su una tecnologia sempre più datata, sottovalutando le nuove frontiere della ricerca”. Anche la CIA considera un errore paragonare la mutagenesi alle vecchie tecniche di manipolazione genetica per assoggettarle alle stesse regole. La Cia spiega che le nuove tecniche di editing genetico possono servire a superare la quesione OGM e a rilanciare cultivar, razze e varietà minori valorizzando la biodiversità e per questo sarebbe importante coinvolgere agricoltori e ricercatori per estendere la sperimentazione su larga scala, vista la discrezionalità che la sentenza accorda agli stati almeno sulle tecniche di mutagenesi considerate più sicure.

L’impressione è che la sentenza non riesca a portare chiarezza in un settore che da anni ne ha bisogno. Due i punti che suscitano maggiori dubbi. In primo luogo manca una definizione precisa delle pratiche di mutagenesi che devono rientrare sotto la tutela delle direttive europee sugli OGM: al momento, ad esempio, non è chiaro se la tecnica Crisper-Cas9 rientri tre le procedure considerate tradizionalmente più sicure o meno. In secondo luogo la discrezionalità lasciata ai singoli stati rischia rendere difficile un’armonizzazione a livello comunitario delle norme sugli OGM, con paesi che potrebbero cercare di avvantaggiarsi sul resto degli stati membri. La decisione della Corte Europea, pur affermando in linea di principio che le tecniche di mutagenesi sono soggette alle direttive sugli OGM, è probabilmente una soluzione di compromesso, che rimanda la soluzione del problema, in attesa che il prossimo Parlamento Europeo decida di affrontare la questione in maniera più strutturale ed aggiornare le direttive in modo da aggiornarle alle nuove tecnologie.

vincenzo menichella

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Credits: Agostini Lab Srl