Il cibo bio fa bene alla società

18 luglio 2018
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BIOLOGICO

Pensare che ‘pesticidi’ e ‘ogm’ siano fondamentali per la sicurezza alimentare è un concetto ‘obsoleto e sbagliato’.Nei giorni scorsi un’intervista del quotidiano inglese the Guardian a J Erik Fyrwald, a capo di Syngenta, multinazionale dei semi e dei prodotti di sintesi (pesticidi) ha rinfocolato le polemiche attorno un tema delicatissimo. Secondo il capo della più grossa azienda globale di pesticidi infatti, evitare coltivazioni ogm, pesticidi e tecnologia non potrà che avere conseguenze gravi nel giro di 20 anni su una popolazione mondilae che si stima raggiungerà 9.8 miliardi entro il 2050.

“Se non continuiamo a migliorare con la tecnologia che aiuta a nutrire il mondo con meno emissioni di gas serra, penso che avremo problemi di disponibilità di cibo e il clima sta peggiorando più dell’agricoltura”.

Inoltre, in materia di neonicotinoidi, principali responsabili della moria di api, la decisione della Ue di bloccarli è stata “molto politica” e non scientifica. Per questo Syngenta ha deciso di impugnarla e sfidare in tribunale l’Europa. “Noi non siamo anti democratici, ma in democrazia il regolatore ha un lavoro da compiere”. “Non credo sia un problema di fiducia (nei pesticidi). Dobbiamo impegnarci di più, ascoltare di più”.

Idea ‘obsoleta e sbagliata’. Le reazioni non si sono fatte sentire, a partire da Peter Melchett di Soil Association che sul sito fresh produce journal attacca il boss di Syngenta, soprattutto quando questo lascia capire che senza chimica le rese non saranno sufficienti a produrre cibo a sufficienza per tutti. Un tema a forte impatto emotivo che spesso fa da corollario, nei discorsi pro tech in agricoltura. 

“L’opinione di Syngenta secondo cui il rifiuto di pesticidi tossici e colture GM porterà a carenze di cibo è obsoleta e sbagliata, ” commenta Melchett. “Le principali sfide per l’agricoltura in futuro non riguardano l’aumento delle rese”. I commenti della Syngenta sono in contrasto con uno studio delle Nazioni Unite dello scorso anno sulla sicurezza alimentare che ha criticato le multinazionali del pesticida per la loro “sistematica negazione dei danni” e “l’aggressiva, e non etica, tattica di marketing”.

Il punto di vista di Melchett è chiaro. ”Gli scienziati hanno dimostrato che produciamo già abbastanza cibo e che i problemi economici e politici, non agricoli, devono essere risolti se vogliamo nutrire il mondo. Le maggiori sfide per l’agricoltura oggi sono rappresentate dalla produzione di una alimentazione più sana per eliminare l’obesità mondiale e produrre cibo, riducendo le emissioni di gas serra in agricoltura fino allo zero nei prossimi decenni”.

Ma soprattutto il problema rimane l’agricoltura industriale, quella che ha permesso l’utilizzo massiccio proprio di quei pesticidi che queste multinazionali vendono. “L’alto utilizzo di pesticidi nell’agricoltura industriale non può raggiungere questo obiettivo – dobbiamo passare a sistemi di input bassi come quelli bio”.

Le rese nel bio. “Anche l’affermazione, secondo cui il biologico produce bassi rendimenti è sbagliata.”  “Una ricerca della Berkley University – spiega Melchett – pubblicata nel 2014 ha dimostrato che la produttività dell’agricoltura biologica è superiore a quella descritta da Fyrwald, soprattutto valutando  anche i danni ambientali e sociali causati dall’alto consumo di energia e dagli input chimici in prodotti industriali, il cibo biologico è in realtà meno costoso per la società.”

Il costo degli interventi per depurare i corsi d’acqua contaminati dai pesticidi, con i benefici per la fauna selvatica, la biodiversità, la riduzione dell’inquinamento ambientale e di gas serra, così come i benefici prodotti da una maggior attenzione alimentare – meno carne ma di migliore qualità, più frutta e verdura – che riducono lo sforzo sanitario, sono un vantaggio anche economico che incide decisamente a livello sociale e globale.

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Credits: Agostini Lab Srl