Il bio francese vuole alzare l’asticella

22 giugno 2018
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BIOLOGICO

Il bio non è più sufficiente, il marchio AB verso la qualità reale.

Dovrebbe svilupparsi una revisione del marchio del bio francese AB, per integrare informazione sull’etica (welfare) e filiera (agricoltura locale). Così come suggerisce il rapporto  del Conseil économique social et environnemental (CESE). Fino ad oggi, il marchio AB ha indicato il prodotto da Agricoltura biologica, sviluppatosi in conformità con il Regolamento Europeo del bio.

“Dal 2009, i marchi francesi” AB ed ‘eurofoglia’ (il logotipo europeo) coesistono riferendosi alle stesse specifiche tecniche”, si legge nel rapporto. L’Unione Europea aveva infatti autorizzato questa particolarità per la maggior notorietà del logo AB (conosciuto dal 98% dei francesi in una ricerca del 2015) rispetto a quello dell’Eurofoglia (noto per il 50% dei francesi nel 2017).

Potrebbe comparire una nuova versione della certificazione AB (agricoltura biologica). Il marchio non dovrebbe solo rendere riconoscibili i prodotti certificati bio, ma anche prodotti locali (‘chilometro zero’) e rispettosi del welfare e della sostenibilità sociale. Questa raccomandazione è uno dei 18 punti suggeriti dal CESE nel suo rapporto del 13 giugno 2018. Sono molti i marchi di denominazione di qualità, di origine, di indicazione geografica, diffusi e questo rappresenta un problema, nel paese del terroir dove lo sviluppo agricolo è strettamente connesso con il territorio. “I consumatori si interrogano sulla qualità del cibo,”  – sottolinea Jean-Louis Joseph, membro del CESE e relatore del progetto. “Chiedono un rafforzamento della sicurezza e una migliore tracciabilità dei prodotti”.

I marchi di denominazione della qualità diffusi in Francia.

Il mercato dei prodotti di qualità (bio, igp, dop, etc), in Francia rappresenta un terzo del valore della produzione agricola nazionale (turnover di 30 miliardi di euro). “I Francesi consumano prodotti alimentari bio per 87 miliardi, mentre ne producono per solo 4 miliardi, quindi ci sono molti prodotti importati,” spiega Dominique Marmier, uno dei relatori.  In Europa, all’inizio del 2018, su 1400 prodotti alimentari, esclusi vino e alcolici, registrati come DOP, IGP o STG da 26 paesi dell’UE, il 21% erano italiani, il 18% francesi.

Sebbene la certificazione bio si concentri su molti aspetti fondamentali per i consumatori francesi, non soddisfa “il primo criterio di acquisto del 2018 – spiega il rapporto – ovvero la produzione locale”. Parte da qui l’idea di una revisione e di un implementazioni dello standard AB, “un esperimento, spiega Dominique Marmier, che dalla Francia potrebbe essere poi esteso.

Come potrebbe svilupparsi. “Innanzitutto il marchio dovrà accogliere specifici criteri sociali, ambientali e di salute”. Altre raccomandazioni specifiche e dedicate potrebbero riguardare la ristorazione collettiva e finirebbero per arricchire un marchio già conosciuto, con integrazioni specifiche, senza correre il rischio di sviluppare confusione tra i consumatori con troppi marchi diversi. Inoltre, grazie all’utilizzo del codice QR, i consumatori potranno avere accesso a tutte quelle informazioni utili per comprendere il passaggio tra le diverse denominazioni.

Oltre ad una implementazione qualitativa dello standard AB, il CESE raccomanda di puntare ad una armonizzazione”verso l’alto”. Pertanto, le caratteristiche dei diversi marchi porteranno ad una valorizzazione dei diversi prodotti.

 

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Credits: Agostini Lab Srl