Francia confusa sul cibo

1 giugno 2018
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sostenibilità

Si ad etichettatura obbligatoria per ogm e pesticidi, no a misure per limitare il consumo di junk food tra i teengers. Dibattito articolato e complesso, in Francia, dove parlare di cibo significa mettere in discussione l’identità nazionale (un po’ come accadrebbe in Italia), sebbene poi i risultati ne danno un’immagine un po’ offuscata. Dopo la legge sui ‘nomi’, continuano i lavori.  La settimana calda per le riforme che interessano l’alimentazione, inserite nelle consultazioni volute dal presidente Macron –  Etats Généraux de l’Alimentation (EGA) – che da un anno vedono coinvolti tutti gli attori dell’ agroalimentare francese, ha portato altre novità che saranno sottoposte al voto del Senato.

La più rilevante di questa settimana di consultazioni riguarda l’integrazione in etichetta (per gennaio 2023) di informazioni specifiche, in caso di prodotti a base di carne o derivati animali, sulle condizioni di allevamento (welfare), sul tipo di alimentazione (ogm) e, per l’ortofrutta, il numero e il tipo di trattamenti fitosanitari (pesticidi). Una misura su cui pesano, ha precisato il ministro Stéphane Travert, le potenziali difficoltà a Bruxelles. O, meglio, le difficoltà dell’intero “esperimento”: perchè la Francia già in passato ha avuto “sacco di problemi” ad ottenere l’etichettatura obbligatoria per carne e prodotti lattiero caseari e “legiferare su questi temi – spiega Travert – potrebbe indebolire a livello europeo il nostro esperimento”.

   Esempio di nutriscore

La preoccupazione nei confronti della conformità con le regole europee ha suggerito anche di evitare l’utilizzo del Nutriscore, perchè potrebbe causare problemi all’interno del mercato comunitario. Una decisione che ha indispettito Serge Hercberg, il professore dell’Università Paris 13 e creatore del marchio che identifica i valori nutrizionali di un prodotto in una scala colorata dal verde al rosso in 5 gradazioni e alfabetica da A ad E. Su twitter Hercberg giudica il risultato “deplorevole e una completa contraddizione rispetto tutte le raccomandazioni in materia di salute pubblica “sia a livello nazionale che internazionale.

Claim e comunicazione per il junk food e bambini. I deputati hanno anche votato contro il divieto delle aziende di pubblicizzare alimenti per bambini ricchi di grassi, sale e zucchero (HFSS). La legge avrebbe limitato o vietato i messaggi pubblicitari radio, televisivi e sul web per junk food destinato a consumatori di età inferiore ai 16 anni. E’ questa la novità più grave che rischia di mettere in dubbio le buone intenzioni di partenza e che ha sollevato le maggiori critiche, vista la sempre maggior capacità persuasiva del marketing per questa fascia di prodotti. Anche in questo caso, il ministro Travert, ha scelto la posizione di cautela, lasciando al garante della pubblicità un compito regolatorio, sollevando così il governo dal produrre “norme restrittive”. Un ‘occasione d’oro persa’, è il commento dell’associazione di difesa dei consumatori Ue BEUC.

Pasti “veg”. L’ipotesi di rendere obbligatorio l’introduzione di alimenti vegetariani nelle mense scolastiche è stata rigettata senza appello “perchè sarebbe stato come imporre uno stile di vita” ai cittadini. Argomento a cui i francesi sono sensibili, sebbene poi venga trattato in modo personalissimo.

Meglio per il bio, grazie alla proposta di Legge di introdurre nelle mense pubbliche entro il 2022, un 20% minimo di alimenti certificati, locali e con altri standard sostenibili. E’ questa l’azione che aiuterà la Francia ad aumentare la produzione e i consumi bio? Sarà interessante scoprirlo, sicuramente è la soluzione migliore, visto la vocazione conservatrice dell’agricoltura transalpina.

Sulla stessa linea l’approccio verso il welfare animale.  I ministri hanno respinto una proposta per rendere obbligatorie le telecamere di videosorveglianza nei macelli, preferendo optare per una misura più morbida e volontaria da applicare per un periodo di prova di due anni. I macelli possono scegliere di installare videocamere nell’area in cui gli animali vengono uccisi e dissanguati, con filmati conservati esclusivamente per il controllo interno della qualità e per i servizi veterinari. In caso di maltrattamento verificato, un anno di carcere e una multa di € 15.000.

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Credits: Agostini Lab Srl