Maxi accordo per la filiera del grano duro bio italiano

8 maggio 2018
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BIOLOGICO

Firmato in Italia il più grande accordo del mondo per il grano duro biologico. Al via un maxi accordo di filiera sul grano biologico italiano che garantirà la fornitura di 300 milioni di grano duro biologico da destinare alla produzione di pasta e altrettanti di grano tenero per la panificazione. Protagonisti dell’intesa, annunciata al Cibus di Parma dal presidente di Coldiretti Roberto Moncalvo in occasione dell’incontro su “Pasta da Agricoltura Biologica Italiana: da prodotto di nicchia a prodotto di massa”, saranno Coldiretti, Consorzi Agrari d’Italia, Fdai e Gruppo Casillo. L’accordo, che ha la durata di tre anni con la possibile proroga di altri due, è il più grande mai realizzato al mondo per quantità e superfici coinvolte. Il Gruppo Casillo è leader mondiale nella commercializzazione e trasformazione del grano duro, mentre Consorzi Agrari d’Italia è una holding che raggruppa 20 consorzi e può vantare 1300 punti vendita.

Il patto punta a rafforzare la leadership dell’Italia in Europa per numero di imprese che coltivano biologico con 72.154 operatori e 1.796.363 ettari, con un aumento del 20% su base annua. La crescita della domanda – sottolinea Coldiretti – ha spinto l’aumento delle produzioni e tra le colture con maggiore incremento ci sono proprio i cereali (+32,6%), mentre a livello territoriale  la maggiore estensione delle superfici bio è registrata in Sicilia con 363.639 ettari, cui seguono la Puglia con 255.831 ettari e la Calabria con 204.428 ettari. Si tratta di una garanzia anche per sei italiani su dieci (60%) che nel 2017 hanno acquistato almeno qualche volta prodotti biologici a conferma di una decisa svolta salutista nei consumi alimentari, secondo l’indagine Coldiretti/Ixe’.

L’intesa è anche una “risposta alla domanda dei consumatori che chiedono in misura crescente la garanzia di italianità della pasta acquistata – fa sapere Coldiretti in una nota –,  come dimostra la rapida proliferazione di marchi e linee che garantiscono l’origine nazionale al 100% del grano impiegato, da Ghigi a De Sortis, da Jolly Sgambaro a Granoro, da Armando a Felicetti, da Alce Nero a Rummo, da FdAI – Firmato dagli agricoltori italiani fino a ‘Voiello’ che fa capo al Gruppo Barilla,e a Divella che in questi anni ha avviato un percorso di filiera in Puglia con grano 100% italiano frutto della ricerca Sis, società leader nel settore sementiero”.

“L’idea è quella di voler cambiare la cerealicoltura italiana – ha spiegato al convegno Francesco Casillo, Amministratore Delegato del Gruppo –, in particolare riconvertendo quella del sud Italia al biologico. Intendiamo garantire non solo qualità, selezionando una materia prima biologica ricca in contenuto proteico, ma anche quantità e sicurezza”.

Attualmente – secondo i dati diffusi da Coldiretti – l’Italia produce 4,3 milioni di tonnellate di grano duro su una superfice di un milione e 350mila ettari di coltivazioni con 1,74 milioni di tonnellate importate dall’estero delle quali 0,44 dall’Unione Europea e 1,3 milioni da Paesi extracomunitari a partire dal Canada dove il grano viene trattato in preraccolta con il glifosato secondo modalità vietate in Italia. Proprio la presenza di glifosato in alcuni grani esteri è uno dei fattori che sta spingendo molti operatori a non importare più grano duro dai paesi a rischio e molti agricoltori a tornare alla produzione di grano. Un dato confermato dal  Moncalvo che afferma: ”Gli agricoltori per una giusta remunerazione del proprio lavoro sono pronti ad aumentare la produzione di grano in Italia”.

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Credits: Agostini Lab Srl