Il decreto controlli in Gazzetta

4 aprile 2018
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BIOLOGICO

A partire da questo mese, all’interno di Q, Alberto Bergamaschi approfondirà i temi della qualità reale e della trasparenza. In questo commento approfondisce le novità del Decreto sui controlli nel bio.

l 21 marzo 2018 è stato pubblicato, sulla Gazzetta Ufficiale, il DECRETO LEGISLATIVO 23 febbraio 2018, n. 20 con titolo “Disposizioni di armonizzazione e razionalizzazione della normativa sui controlli in materia di produzione agricola e agroalimentare biologica”, predisposto ai sensi dell’articolo 5, comma 2, lett. G), della legge 28 luglio 2016, n. 154, e ai sensi dell’articolo 2 della legge 12 agosto 2016, n.170.

Al di là del titolo un po’ complicato, cerchiamo di andare a vedere cosa cambia, le novità e quello che dobbiamo aspettarci da questo decreto, che è entrato in vigore il giorno successivo a quello della sua pubblicazione.

LA SITUAZIONE GENERALE DELL’AGRICOLTURA BIOLOGICA.

Il Ministero delle politiche agricole alimentari e forestali rimane l’autorità competente per l’organizzazione dei controlli ufficiali nel settore della produzione biologica e delega i compiti di controllo agli organismi di controllo, che sono autorizzati in tal senso.

Sempre il Ministero, tramite il Dipartimento dell’Ispettorato centrale della tutela della qualità e repressione frodi, e insieme alle Regioni e alle Province autonome, è incaricato della vigilanza sull’operato e sul mantenimento dei requisiti degli organismi di controllo.

GLI ORGANISMI DI CONTROLLO.

Sono, come detto, gli enti delegati a svolgere il controllo “in campo”.  Le strutture interessate a operare in questo settore, e già in possesso dell’accreditamento alla norma UNI CEI EN 17065/2012, sono obbligate ad affrettarsi a richiedere l’autorizzazione. Infatti, entro trenta giorni dall’entrata in vigore del Decreto (quindi entro il 20 aprile 2018) devono presentare domanda, allegando tutto l’incartamento che esemplifichi le proprie procedure di controllo.

Un po’ più tranquilla è la situazione per gli organismi già in possesso dell’accreditamento. Possono continuare a certificare per dodici mesi (scadenza il 20 aprile 2019), ma almeno sei mesi prima devono richiedere una nuova autorizzazione (20 settembre 2018),

Per riuscire a ottenere dal Ministero l’autorizzazione a operare, che ha durata quinquennale, l’organismo deve sottoporre a verifica il possesso dei seguenti requisiti:

  • adeguatezza delle strutture e delle risorse strumentali (per ogni regione con più di cento operatori controllati, deve dotarsi di una struttura periferica con sede e dotazioni tecnico-informatiche, per tutte le altre, di un referente regionale),
  • adeguatezza, capacità, esperienza e competenza delle risorse umane. In quest’ambito sono indicati i requisiti minimi che le varie figure della struttura devono avere (formazione, esperienza e titolo di studio),
  • idoneità morale, di indipendenza, di imparzialità e assenza di conflitto di interesse.

Gli ispettori degli organismi, a loro volta, sono la “longa manus” del controllo presso gli operatori. E anche per gestire questo rapporto, devono essere rispettate delle regole ben precise:

  • gli operatori non possono essere controllati dal medesimo ispettore per più di tre visite ispettive consecutive;
  • l’ispettore potrà riprendere l’attività ispettiva a carico del medesimo operatore dopo almeno due anni di sospensione.

Nel decreto, è nuovamente esplicitato che, nel settore dell’agricoltura biologica, gli organismi non possono svolgere attività diversa da quella di controllo e che gli stessi organismi (insieme ai relativi rappresentanti e amministratori e il personale addetto al controllo) non possono fornire, agli operatori ispezionati, beni o servizi diversi dall’attività di controllo. Da tenere presente, infine, che il personale che esplica attività di controllo è incaricato di pubblico servizio, ai sensi dell’articolo 358 del codice penale.

L’ATTIVITA’ DI CONTROLLO.

Gli organismi di controllo svolgono la propria attività secondo quanto indicato nel momento della richiesta dell’autorizzazione e in conformità a un programma annuale di controllo, da loro elaborato e comunicato al Ministero.

Se tutto è conforme, alla fine dell’iter di controllo è emesso, all’interno di una tempistica cogente (novanta giorni), un Documento Giustificativo in cui è evidenziata anche la gamma dei prodotti certificati.
Durante il controllo, inoltre, possono essere rilevate delle Non Conformità, in ordine d’importanza decrescente, infrazioni, irregolarità e inosservanze. Da questi rilevamenti possono seguire, in base alla loro gravità e all’iterazione, delle conseguenze sulla certificabilità del prodotto o, addirittura, sull’espulsione dell’operatore dalla lista delle aziende conformi.
Una novità sostanziale del decreto è la comunicazione che gli organismi garantiscono la tracciabilità delle transazioni commerciali del prodotto biologico. Questa garanzia è supportata da una banca dati pubblica, che gli organismi sono obbligati a tenere aggiornata, il cui funzionamento sarà definito con un decreto entro sessanta giorni dalla data di entrata in vigore di questo decreto, quindi entro il 20 maggio 2018.

Sempre entro la stessa data, saranno individuate le filiere produttive e le categorie di operatori biologici che dovranno attenersi a tale obbligo e i parametri di riferimento da verificare.

L’organismo deve adottare una procedura standard di controllo che, tra le altre cose, deve prevedere:

  • la frequenza dei controlli sugli operatori e la tipologia delle visite ispettive elaborate in base all’analisi dei rischi. Le visite possono essere a campione, senza preavviso e da utilizzare per prelevare campioni da sottoporre ad analisi;
  • il numero di visite (con la loro durata, il periodo critico di svolgimento e il numero massimo di possibile visite giornaliere) da eseguire ogni anno;
  • l’indicazione dei principi attivi da ricercare nelle analisi, per tipologia di matrice e prodotto da esaminare;
  • i criteri di turnazione e avvicendamento del personale ispettivo.

GLI OBBLIGHI DEGLI ORGANISMI DI CONTROLLO.

Nel decreto, precisamente nell’articolo 6, sono anche indicati gli obblighi che deve avere l’organismo. All’interno dei quali si evidenziano alcune scadenze temporali che rischiano di mettere in seria difficoltà gli organismi stessi.

I novanta giorni per emettere il documento giustificativo e il certificato di conformità ne sono un esempio. È una riduzione di trenta giorni del tempo concesso nel decreto precedente, oltre a ribadire la presenza, a mio avviso con poco senso, di due documenti differenti quando tutto potrebbe essere semplificato all’emissione di uno solo.
Altre tempistiche da rispettare sono i quindici giorni per trasferire la documentazione, in caso di cambiamento dell’organismo e l’invio al Dipartimento del piano annuale di controllo entro il 31 gennaio e al Ministero di un rapporto sul controllo entro il 31 marzo.
L’organismo ha, inoltre, l’obbligo di applicare il tariffario in modo omogeneo, però nel decreto non sono specificati i criteri della sua formulazione.
Il tariffario può essere proporzionale al tempo utilizzato dall’organismo, proporzionale al quantitativo di prodotto certificato o, addirittura, una percentuale sul fatturato del prodotto venduto. Sarebbe molto importante chiarire, una volta per tutte, quali sono i criteri etici che devono essere rispettati, anche per un’immagine positiva di tutto il biologico italiano. Criteri etici che devono tenere conto della percezione del mercato rispetto alle tre possibili ipotesi indicate nel paragrafo precedente.

È accettabile dagli stakeholder un tariffario che contempli una percentuale delle vendite dei prodotti che un organismo deve verificare e, eventualmente, bloccare? E più se ne vende e più l’organismo ci guadagna? Io non ho dubbi, ma lascio i lettori trarre le loro conclusioni. Che garanzie potrebbe dare un medico pagato in proporzione alle medicine che ordina?

E non molto differente, ovviamente sempre a mio avviso, è la versione in cui il tariffario è proporzionale alla quantità di prodotto biologico venduto.
Nel decreto, infine, sono previste le modalità di sospensione e/o revoca dell’autorizzazione, tutto nella norma, ma soprattutto sono indicate le sanzioni amministrative pecuniarie.  E qui le cose si complicano.

Le sanzioni sono assolutamente sproporzionate rispetto agli incassi medi per azienda che hanno gli organismi. Pertanto le conseguenze di un’applicazione puntuale del decreto sono facilmente intuibili: una selezione degli organismi che potrebbe anche essere condizionata da fattori esterni all’attività di controllo.

GLI OBBLIGHI DEGLI OPERATORI.

Un operatore escluso dal sistema di controllo, può rientrarci solo dopo due anni. In questo modo, dovrebbe essere finito il tempo di riuscire ad evitare le conseguenze di pratiche agronomiche non conformi, saltando da un organismo all’altro, anche perché per cambiare organismo è indispensabile aspettare che le sanzioni comminate siano risolte. Anche in questo caso le sanzioni amministrative rischiano di essere un’enorme spada di Damocle posizionata sulla testa del comparto del biologico. Basti dire che chi è escluso dal sistema del biologico subisce una sanzione da 10000 a 30000 euro e a chi è stata sospesa la certificazione biologica da 6000 a 18000. Benissimo, sento già nell’aria gli atteggiamenti di approvazione dei consumatori: chi è scorretto deve pagare.

Concordo, ma anche chi è impreciso nella gestione delle carte è obbligato a pagare la stessa cifra e anche chi non è in grado di mantenere un’organizzazione burocratica molto alta per tutto l’anno rischia delle multe in grado di mettere in ginocchio le aziende medio / piccole. Basta qualche dimenticanza, qualche imprecisione reiterata o qualche inquinamento per colpa altrui per subire l’irrogazione di sanzioni che possono distruggere un’azienda. Non si riesce a capire se questa parte del decreto sia stata scritta per l’immagine del comparto, per fare cassa o per distruggere il biologico.  Ai posteri…

IN CONCLUSIONE.

In ogni caso, per non partecipare allo sport nazionale del criticare a priori qualsiasi cosa, iniziamo ad applicare il decreto e osserviamo i risultati tra un anno. Poi si prenderanno, nel caso, gli opportuni provvedimenti. Sperando, ovviamente, che il comparto esista ancora…

 

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Credits: Agostini Lab Srl