Rapporto ISPRA. Cresce il bio, ma anche il consumo di suolo e i pesticidi

22 marzo 2018
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sostenibilità

Buone notizie per l’agricoltura biologica dalla quindicesima edizione dell’Annuario dei dati ambientali. 

Il rapporto è stato presentato martedì scorso alla Camera dei Deputati insieme alla prima edizione del Sistema Nazionale per la Protezione dell’Ambiente (RA-SNPA). Secondo l’annuario, che rappresenta l’analisi statistica più completa dei più importanti indicatori ambientali nel nostro paese, sono 1.8 milioni gli ettari dedicati all’agricoltura biologica in Italia. Nel 2016 oltre 300.000 ettari sono stati convertiti, una superficie quasi pari a quella della Val d’Aosta, con un incremento del 20,4% rispetto al 2015. Gli operatori sono circa 72.000 e anche in questo caso l’incremento supera il 20% rispetto all’anno precedente. L’incidenza percentuale del biologico corrisponde al 14,5% della superficie agricola utilizzata nazionale, un balzo di due punti in più sul 2015.

Dunque si conferma il trend positivo del settore che prosegue da diversi anni. Le aziende biologiche sono distribuite soprattutto al Sud, con ai primi posti Sicilia, Puglia e Calabria, che da sole coprono circa il 46% della superficie totale dedicata. I principali orientamenti produttivi sono foraggi, cereali e pascoli. Se si analizzano le superfici per aree geografiche circa il 19 ettari su 100 di SAU sono condotti con metodo biologico nel Centro, nel Sud e nelle Isole, mentre nel Nord il rapporto scende a 6 su 100. Le aziende biologiche rappresentano oltre il 4,4% del totale delle aziende agricole in Italia, anche questo dato è in crescita sul 2015 di circa un punto percentuale, di queste oltre la metà sono in Siclia, Puglia, Calabria e Toscana. Ogni 100 aziende 5 sono nel Centro, Sud e Isole, mentre nel Nord sono 3 su 100.

Dal punto di vista climatico l’Italia che emerge dal rapporto è un paese caratterizzato da eventi estremi: il 2017 ha visto la lunga permanenza di condizioni siccitose alternate a precipitazioni di forte intensità, con un aumento medio della temperatura pari a 1,35 gradi centigradi, superiore alla media globale che è di 1,31, facendo segnare un record per il terzo anno consecutivo. Continua la diminuzione di emissioni di gas serra rispetto all’anno di riferimento (1990) anche se aumentano del 2,3% rispetto al 2015, come effetto della ripresa economica. Tra il 1990 e il 2015 le emissioni sono passate da 520 milioni di tonnellate a 430 di CO2 equivalente. La tendenza alla diminuzione renderà comunque possibile raggiungere l’obiettivo di riduzione del 20% delle emissioni rispetto al 1990 stabilito per il 2020.

Buone notizie arrivano anche per la biodiversità: in Europa l’Italia è uno dei paesi che può vantare uno dei più alti tassi di biodiversità. Le specie animali sono oltre 58.000, mentre sono oltre 7.600 le specie e sottospecie di piante superiori, il 18% delle quali è endemico. MA non mancano le minacce: sono a rischio estinzione il 31% dei vertebrati, il 42% delle 202 policy species e il 54% delle 1020 piante vascolari della Lista Rossa. Le principali minacce alla biodiversità sono di origine antropica con in cima l’inquinamento. L’introduzione di specie alloctone potenzialmente invasiva è un altro fattore di rischio, attualmente si calcol che siano circa 2700.

Un tasto dolente, invece, è quello del consumo di suolo che non si arresta, nonostante un rallentamento negli ultimi anni. Sono circa 23.000 i km2 di territorio nazionale ormai persi e con loro i rispettivi habitat, ad un ritmo di trasformazione di circa 3m2 al secondo. La quota di territorio con copertura artificiale in Italia è stimata, per il 2012, pari al 7%, mentre la media europea è del 4,1%. I valori più alti si registrano al Nord, dove, ad esempio, Veneto e Lombardia sono oltre il 12% di superficie. Il consumo di suolo ha valori superiori in zona costiera, dove ormai è artificializzato circa il 23% della fascia entro i 300 metri e il 19,6% di quella tra i 300 e i 1000. Oltre alla cementificazione diverse arre del territorio italiano sono soggette a fenomeni di perdita di suolo per erosione idrica, anche a causa dell’intensificarsi di fenomeni metereologici estremi. Per quanto riguarda la vulnerabilità al rischio desertificazione circa il 10% del suolo italiano è molto vulnerabile, il 42,9% è esposto a una vulnerabilità media e il 26% è poco vulnerabile.

Desta preoccupazione anche l’inquinamento da agenti chimici. L’impiego degli agenti chimici è diffuso in tutti i settori produttivi e non è possibile dare una risposta semplice alla loro pericolosità che varia da sostanza a sostanza. I timori più grandi sono legati a una conoscenza ancora inadeguata sulle conseguenze per la salute e l’ambiente di questi prodotti. L’Unione Europea ha aggiornato la legislazione in materia di sostanze chimiche emanando il regolamento REACH, che istituisce un sistema integrato di registrazione, valutazione, autorizzazione e restrizione all’uso delle sostanze chimiche. L’obiettivo è elevare il livello di sicurezza nella loro gestione. A questo si aggiunge il regolamento CPL che si propone di armonizzare e rendere più efficaci le informazioni sui pericoli dei prodotti chimici. I compiti di controllo sono affidati all’ECHA (agenzia europea per le sostanze chimiche) e alle autorità competenti degli stati membri. Grazie al regolamento REACH si stanno valutando migliaia di sostanze chimiche in particolare quelle considerate “estremamente preoccupanti” che hanno effetti come: cancerogenicità, mutagenicità, tossicità riproduttive, interferenza endocrina. Al momento 174 di queste sostanze sono state avviate in un percorso di sostituzione con alternative più sicure. Anche il sistema di restrizione è più efficiente, nel 2016 sono state 34 le proposte di restrizione ai sensi del REACH.

Per quanto riguarda in particolare i pesticidi, la direttiva sull’uso sostenibile dei pesticidi del 2009 ha l’obiettivo di individuare effetti negativi non previsti in fase di autorizzazione. Nei dieci anni di monitoraggio si è aumentata la rete copertura per le indagini e la loro rappresentatività. I livelli di contaminazione, riferiti ai limiti ambientali definiti dalla normativa, confermano uno stato di contaminazione già noto negli anni scorso, con frequenti e consistenti superamenti dei limiti soprattutto nella acque superficiali. In queste nel 23,8% dei punti di monitoraggio si sono riscontrate concentrazioni superiori ai limiti. Tra le sostanze che superano i limiti quelle individuate più spesso sono: gli erbicidi glifosate e i loro metaboliti AMPA; metolaclor e il suo metabolita; i funghicidi fludioxonil, dimetomorf, esaclorobenzene e l’insetticida esacolorocicloesano. Anche in 276 punti di monitoraggio delle acque sotterranee (8,6% del totale) sono stati riscontrati superamenti dei limiti, le sostanze più frequentemente individuate: l’erbicida atrazina e i suoi metaboliti; i funghicidi triadimenol, oxadixil, e metalaxil; altri erbicidi come il bentanzone e i metaboliti AMPA degli erbicidi a base di glifosato; l’insetticida imidacloprid.

In termini più generali si registra un aumento generale della diffusione della contaminazione da pesticidi nel periodo dal 2003 al 2016, con una correlazione diretta con l’estensione della rete di monitoraggi e con il numero di sostanze cercate. Va inoltre considerato che il fenomeno della contaminazione è sempre in evoluzione a causa dell’immissione sul mercato di nuove sostanze, a cui i piani di monitoraggio faticano ad adeguarsi. Ci troviamo dunque in una fase di transizione in cui è difficile determinare con certezza l’entità della gravità e della diffusione dell’inquinamento da pesticidi.

vincenzo menichella

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Credits: Agostini Lab Srl