Il cibo sano è snob?

6 marzo 2018
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BIOLOGICO

Non è solo una provocazione, l’ultima dello chef famosissimo Jamie Oliver.

Le persone meno abbienti, le cosiddette classi sociali più svantaggiate, sono sempre quelle più additate per lo stile alimentare. Junk food, cibi ipercalorici e zuccheri raffinati. La correlazione tra alimentazione e contesto sociale è un punto fondamentale: le persone con maggior potere di acquisto possono disporre di alimenti di alta qualità e bio, quelle ‘meno avvantaggiate’ rischiano di dover accontentarsi di cibo scadente. Questa situazione ha stimolato politiche sociali appropriate, perchè “i bambini poveri hanno il doppio delle probabilità di diventare obesi rispetto quelli ricchi”. 

Jamie Oliver durante una lezione di cucina con giovani studenti

Famoso per le capacità mediatiche, Jamie Oliver è un cuoco inglese che dal pub di famiglia ha raggiunto una ribalta globale, grazie ad una capacità di semplificare ad uso televisivo processi culinari complessi e per una certa furbizia naturale che gli ha permesso di intuire le tendenze culinarie di maggior successo.

“Se puoi permetterti solo schifezze, mangi solo schifezze”. Oliver, quando negli Usa Michelle Obama ha iniziato la sua campagna per una alimentazione più sana, ha realizzato un programma in cui metteva in cucina giovani studenti per insegnare loro come cucinare pasti sani da mangiare. Ora ha cambiato idea? Non proprio. L’esperienza maturata anche negli Usa, suggerisce nuovi approcci perchè le modalità scelte fino ad oggi non vanno bene.

Mentre i ricchi sembrano fare attenzione ai consigli per una dieta salutare, è la sua idea, per i poveri le cose non cambiano. La colpa? I metodi usati da parte di chi dovrebbe sviluppare queste campagne sociali, il governo in particolare, che non dovrebbe presumere che l’approccio scelto sia valido per tutte le classi sociali o che sia solo un problema di volontà.

“Quando sei intrappolato in una vita svantaggiata – ha spiegato al Times -, le logiche che valgono per le classi sociali ricche non funzionano. Vedi i tuoi genitori che non possono certo pensare alle cinque porzioni di frutta e verdura al giorno, già sono impegnati a procurare cibo a sufficienza da portare a tavola”.

Lasciare questo sforzo alla volontà dei singoli non porterà a nulla.  “La forza di volontà è una faccenda personale. Non si possiamo usare il nostro punto i vista per giudicare queste persone, ci sono meccanismi diversi, quasi da paese straniero”

Ma se il cibo sano è un elemento discriminante, come agire? Iniziando dalle pubblicità. Per questo suggerisce al sindaco di Londra di vietare la pubblicità di junk food all’interno della metropolitana. Ma è l’atteggiamento che deve cambiare.
“La crociata contro l’obesità è principalmente un movimento alto borghese di tipo paternalistico”. Christopher Snowdon, responsabile di Economia degli stili di vita presso l’Institute of Economic Affairs vede una precisa responsabilità. “E’ una tendenza molto snob, per questo  è così attraente anche per le chef celebrity”. 

 

 da Ted 2010
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Credits: Agostini Lab Srl