Troppo sale negli alimenti trasformati

12 febbraio 2018
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MERCATO

In Canada non rispettate le linee guida concordate su base volontaria nel 2012 per la presenza di sodio negli alimenti.

 I canadesi stanno mangiando più sale di quanto credano. Secondo il dipartimento della salute pubblica canadese, infatti, le linee guida per abbattere la presenza di sodio negli alimenti trasformati, adottate su base volontaria nel 2012 e concordate con l’industria alimentare, sono state disattese.

Il governo stima che l’80% dei canadesi assume più 2300 milligrammi di sodio al giorno, quando la dose raccomandata è di 1500. Questa percentuale tra i minori è ancora più alta: tra i 4 e gli 8 anni è pari al 93% e tra gli adolescenti il 97%. Nei fatti il tasso medio di assunzione di sodio tra i canadesi supera i 3400 milligrammi al giorno, e il 77% di questo apporto viene dai cibi trasformati. La principale conseguenza di un’eccessiva assunzione di sodio è l’ipertensione – riguarda il 25% dei canadesi con più di 20 anni – importante fattore di rischio per le malattie cardiovascolari, che in Canada causano circa il 25% dei decessi.

A partire dal 2007 il ministero della Salute ha istituito un gruppo di lavoro sul sodio per sviluppare una strategia per diminuirne il consumo, definita nel 2010 e basata su quattro pilastri: la consapevolezza di consumatori, industria e professionisti della salute; informazioni sulle etichette; ricerca scientifica e monitoraggio. Tra il 2009 e il 2012 Health Canada, un’istituzione federale che mira a migliorare le condizioni di salute dei canadesi, ha incontrato l’industria e gli esperti di alimentazione, per valutare la fattibilità dell’obiettivo di portare la soglia di consumo medio giornaliero sotto i 2300 milligrammi entro il 2016. I dettagli su come raggiungere questi risultati sono stati poi definiti nella guida per la riduzione su base volontaria del contenuto di sodio nei cibi processati pubblicata nel 2012.

Lo scorso 15 gennaio Health Canada ha pubblicato i risultati del monitoraggio dei progressi ottenuti tra il 2012 e il 2016 e non sono incoraggianti. L’impegno dell’industria alimentare per ridurre il sodio negli alimenti processati risulta insufficiente. Dall’osservazione emerge che solo il 14% delle categorie di cibo hanno raggiunto l’obiettivo della fase tre, nel 48% dei prodotti il livello di sodio è rimasto invariato o addirittura è aumentato, il restante 38% ha raggiunto solo la fase 1 e 2 previste della guida.  

Per Health Canada i dati confermano il poco impegno dell’industria alimentare e la necessità di un ulteriore sforzo, nonostante il confronto con le autorità e le associazioni sanitarie sia durato anni. Nei prossimi mesi l’associazione incontrerà di nuovo le forze economiche coinvolte e gli esperti di alimentazione per approfondire l’analisi in ognuna delle 15 categorie di cibi processati incluse nel monitoraggio: prodotti da forno, cereali per la colazione, prodotti lattiero-caseari e sostituti, grassi e olii, prodotti ittici, piatti unici, carne e derivati, sostituti della carne, zuppe pronte, salse, sughi e condimenti, snacks, verdure, burri di arachidi e noci, mix di spezie, cibi per neonati e bambini.

Il dottor Norm Campbell dell’università di Calgary e membro del gruppo di lavoro sul sodio afferma: ”Circa un terzo dei casi di ipertensione, circa 2 milioni e mezzo di canadesi, è spiegabile con le alte quantità di sodio presente nel nostro cibo. I costi sociali sono molto alti, quindi sarà molto importante per il governo dare indicazioni precise perché l’industria del cibo rispetti gli obiettivi indicati dalle linee guida”.

Health Canada, attraverso il direttore della sua divisione regolamenti e standard Alfred Aziz che si è detto deluso dai risultati del monitoraggio, ha fatto sapere che si impegnerà a incontrare ancora gli operatori del settore e i nutrizionisti per mettere a punto nuove soluzioni per rinnovare gli sforzi per la riduzione del sodio negli alimenti. Una delle proposte sarà apporre un simbolo sulle etichette per identificare i cibi con alti valori di sodio, grassi saturi e zuccheri. In questo modo per i consumatori sarà più facile scegliere e le aziende che non vorranno il simbolo sulle loro etichette dovranno adeguarsi e diminuire il sodio presente nei loro prodotti.

vincenzo menichella

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Credits: Agostini Lab Srl