Via i pestidici dall’organismo con due settimane di dieta bio. Magia o marketing?

15 dicembre 2017
|
BIOLOGICO

Due settimane di alimentazione biologica bastano ad abbattere i residui di pesticidi nel nostro organismo.

Questa la sintesi dei risultati di una ricerca presentata dalla campagna #ipesticididentrodinoi promossa da Federbio, Lipu, WWF Italia, Legambiente e ISDE. L’esperimento ha coinvolto una famiglia di quattro persone: madre, padre e due bambini. I pesticidi ricercati sono: glifosato, composto alla base di diserbanti non selettivi e sospettato di essere cancerogeno; cloropirifos, principio attivo di insetticidi che attaccano il sistema nervoso degli insetti e sospettato di avere effetti negativi sul sistema nervoso umano e sul cervello in via di sviluppo; piretroidi, insetticidi derivanti dal piretro molto persistenti e capaci di penetrare la superficie più esterne di piante e frutta – lavare frutta e verdura ad esempio non basta ad eliminarli completamente – anche questi sospettati di avere effetti negativi sul sistema nervoso, sulla memoria e a livello ormonale.

Le urine dei soggetti sono state analizzate 16 volte dal Medizinisches Labor di Brema prima, durante e dopo l’inizio della dieta, con differenze significative nelle diverse fasi. Dopo due settimane di dieta a base di alimenti esclusivamente biologici e acqua naturale imbottigliata, la quantità di quasi tutte le sostanze chimiche prese in considerazione è passata da livelli alti di contaminazione a livelli vicini alla media e spesso quasi irrilevabili.

Per quanto riguarda il glifosato, prima della dieta la sua concentrazione era superiore alla media della popolazione di riferimento per tre membri della famiglia su quattro, mentre al termine del periodo scompare totalmente dalle analisi. Anche per il cloropirifos il risultato è incoraggiante, nelle prime analisi tutti i membri della famiglia erano positivi alla sua presenza, con livelli ben oltre la media; dopo due settimane la sua concentrazione diminuisce sensibilmente per tre membri della famiglia, scendendo sotto la media, nessuna differenza invece per la figlia di nove anni che in partenza aveva un valore molto elevato. Per rilevare la presenza dei piretroidi è necessario cercare i due metaboliti che l’organismo produce per degradarli il Cl2CA e l’m-PBA, anche in questo caso prima della dieta tutta la famiglia risultava positiva alla loro presenza con valori pari o superiori alla media; terminate le due settimane di alimentazione bio i valori sono scesi per tutti rientrando nella media in alcuni casi o addirittura sotto la soglia di rilevabilità per altri.

La presenza di residui dei prodotti chimici negli alimenti che arrivano ogni giorno sulle nostre tavole viene monitorata costantemente, questa ricerca invece si concentra su quello che avviene nel nostro organismo, in particolare va ad indagare come queste sostanze si accumulino. Maria Grazia Mammuccini, componente dell’Ufficio di presidenza di FederBio e portavoce della campagna #StopGlifosato ha commentato così i risultati: “L’iniziativa che abbiamo condotto ci spinge a una seria riflessione sul fatto che se cerchiamo ‘i pesticidi dentro di noi’ è molto probabile che li troviamo. Ma su questo non ci sono monitoraggi su ampia scala: è incredibile che ancora oggi ci si ponga in maniera molto vaga il tema dell’effetto dei pesticidi all’interno del nostro organismo”.

Per quanto i risultati possano essere sorprendenti va sottolineato come questo esperimento non abbia valore scientifico: i partecipanti sono troppo pochi, il periodo preso in esame troppo breve e manca totalmente un gruppo di controllo. Quindi anche l’indicazione, comunque positiva, che i residui nell’organismo possano essere smaltiti, parzialmente o del tutto, in un periodo relativamente breve va presa con le molle.

Un’iniziativa molto simile era già stata presa dalla catena svedese di alimentari Coop, che sta promuovendo molto l’alimentazione biologica in Svezia. In questo caso l’esperimento, della durata di tre settimane, coinvolgeva una famiglia di cinque persone che nella prima settimana si è nutrita solo con prodotti convenzionali e nelle due successive solo di prodotti bio, sottoponendosi a analisi quotidiane delle urine. I risultati sono stati presentati in un video diventato virale chiamato The Organic Effect. Il video mostrava come i residui chimici presenti all’inizio dell’esperimento erano poi scomparsi dopo le due settimane di alimentazione biologica. Oltre a non menzionare i pesticidi permessi in agricoltura biologica e probabilmente analogamente riscontrabili, il video non chiarisce che i livelli di pesticidi registrati prima dell’inizio dell’esperimento non sono considerati pericolosi per la salute. Anche in questo caso si è presa una famiglia e condotto il simulacro di un esperimento solo per un’operazione di marketing nemmeno tanto nascosta.

La cosa infatti non è sfuggita alla Swedish Crop Protection Association, associazione che riunisce nove diverse compagnie di produttori di pesticidi, che ha intentato causa a Coop per pubblicità ingannevole. L’associazione ha preteso il ritiro del video pena il pagamento di una penale di 2 milioni di corone svedesi, una cifra non elevatissima (circa 240.000 dollari) ma altamente simbolica non solo in Svezia.

Il rischio è che questo tipo di iniziative si dimostri solo una bella narrazione, che esalta le virtù dell’alimentazione biologica, ammantandola di caratteristiche miracolose, quasi magiche. In realtà non si tiene conto di come anche in agricoltura biologica siano ammessi alcuni pesticidi, e che se questi fossero stati cercati nelle urine dei partecipanti all’esperimento, si sarebbe registrato l’aumento della loro presenza a scapito di quelli provenienti da agricoltura convenzionale. In questo caso nessuno avrebbe affermato che i prodotti biologici sono dannosi per la salute, perché non sarebbe vero. La campagna informativa ha comunque il merito di attirare l’attenzione su quanto siano trascurate le conseguenze dell’accumulo di sostanze chimiche nell’organismo, ma l’approccio scelto è imprudente se non controproducente.

L’impatto negativo di una vittoria in tribunale di un’associazione di produttori di pesticidi a scapito di un’azienda che intende promuovere il consumo di alimenti biologici sarebbe incalcolabile. Il successo commerciale del biologico è molto legato all’immagine di credibilità che ha presso i consumatori. Anche il sospetto di aver raccontato solo una parte della verità farebbe il gioco degli scettici e dei detrattori dell’agricoltura biologica. Mettere in gioco la reputazione per una mossa azzardata di marketing è un rischio che il movimento biologico non può permettersi, soprattutto in un momento di crescita come quello attuale.

vincenzo menichella

Tags: ,
img advertisement
Credits: Agostini Lab Srl