suolo: siamo tutti coinvolti

14 dicembre 2017
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sostenibilità

Il suolo. Questo sconosciuto su cui viviamo e senza il quale non esisteremmo. Ultimamente maltrattato dagli umani, il suolo è inquinato, sfruttato e soffocato. Ma cos’è il suolo? Perché e soprattutto, come lo perdiamo?

Il 5 dicembre scorso si è svolta la quasi inosservata giornata mondiale del suolo istituita proprio per sensibilizzare sul problema della desertificazione e del consumo di suolo. Sono stati organizzati laboratori per i grandi come per i piccoli e convegni per gli specialisti, con l’obiettivo da una parte di dare informazioni e dall’altra di cercare soluzioni ai problemi legati alla perdita di fertilità dei terreni. L’anno 2015 era stato dichiarato l’anno internazionale del suolo. Sono sempre più numerose le organizzazioni e gli esperti in agronomia che lanciano l’allarme, come la FAO che tra altre comunicazioni divulga diversi video in rete. Quest’anno l’iniziativa People 4 soil, insieme ad altre 400 associazioni europee, ha raccolto 82.226 firme per chiedere una legge a tutela di un suolo libero e sano.

Il suolo è l’epidermide della terra, è uno strato sottile e vulnerabile. E’ un bene prezioso, un capitale che si rinnova con estrema lentezza. In effetti, nei casi più fortunati, si riescono a formare circa 2,5 cm in 500 anni; sono valori che cambiano in base alle condizioni climatiche. Il suolo è un ecosistema ed è vivo, un insieme di processi svolti dai microorganismi, dagli insetti e dall’interazione con le piante che crea l’humus e permette alle particelle di fare crescere le piante.

La desertificazione non significa l’avanzamento del deserto, ma la trasformazione di un suolo fertile in terra non più coltivabile. Non è un processo naturale, ma una conseguenza dell’attività umana ed è provocata da diversi fattori. Il modello agro-silvo-pastorale è stato usato dagli contadini fino all’inizio del XX secolo e permetteva di tenere una buona fertilità dei terreni.

Le leggi biologiche del suolo sono state violate con l’arrivo dell’agroindustria. Dopo aver subito una degradazione biologica, i terreni agricoli subiscono una degradazione chimica. La perdita di sostanza organica dovuta alla sua sostituzione con concimi chimici ha avuto delle conseguenze gravissime: l’indebolimento della fauna del suolo, la perdita degli insetti e microorganismi che si nutrono dei residui vegetali. Perdendo la salita in superficie degli elementi nutritivi e della loro trasformazione ad opera della fauna consegue la lisciviazione di questi elementi.  Inoltre, l’aratura sistematica e l’abitudine a lasciare il terreno nudo, dopo l’aratura, porta a seccarlo, privandolo dalla protezione dall’erosione pluviale ed eolica che la copertura vegetale conferisce loro. Un’altra causa è la cattiva gestione del sistema d’irrigazione, che provoca una salinizzazione del terreno e quindi la sua infertilità.

Il consumo di suolo è, come lo è la desertificazione, il preludio della perdita di terreni fertili. Un campo chiuso ermeticamente sotto l’asfalto è morto. Per questo, usare spazi abbandonati invece di costruire nuove infrastrutture (strade, case, industrie) sui terreni agricoli dovrebbe essere la soluzione da adottare per ridurre a zero il suo consumo.

La deforestazione su grande scala rompe il processo di recupero della fertilità dei terreni. Avviene principalmente nelle zone tropicali, ma non dobbiamo credere che, perché siamo europei, non ne siamo coinvolti: se non ci fosse stato una vertiginosa domanda di soia o olio di palma, prodotti su questi suoli, questo fenomeno non avrebbe avuto tanto sviluppo.

La sopravvivenza dei popoli è in gioco, se andiamo ad esaurire le risorse idriche e la terra fertile, non ci si alimenta più. Dopo aver reso i propri suoli inutilizzabili per l’agricoltura e vedendo crescere la popolazione, i paesi più ricchi, come l’Arabia Saudita e il Giappone, l’hanno capito e hanno introdotto il land grabbing (accaparramento delle terre): i paesi ricchi comprano ai paesi più poveri i loro terreni agricoli. Geopoliticamente discutibile, è un fenomeno che si espande fuori dalle leggi, contro ogni etica e, soprattutto, contro i paesi in via di sviluppo.

I primi attori per un cambiamento efficace sono gli agricoltori. Il suolo non deve più essere considerato come un supporto inerte alle piante e una risorsa da sfruttare. Il suolo è vivo e l’agricoltore deve prendere cura della sua vita biologica se vuole una produzione sostenibile e di qualità. Claude e Lydia Bourguignon, agronomi e fondatori del Laboratorio indipendente di ricerca e perizia in biologia dei suoli (LAMS) raccontano: “Il mestiere di contadino è, come il mestiere di medico, il più complesso del mondo perché anche se non bisogna inventare “l’acqua calda” per spargere eccessi di concimi e pesticidi  si deve essere contemporaneamente pedologo, biologo del suolo, fisiologo delle piante e degli animali, climatologo, macchinista, commercialista, commerciante e sociologo per elaborare e vendere un prodotto che esprima le caratteristiche del  terroir”.

Per fortuna la mancanza di fertilità non è irreversibile. Piantare alberi permette di ripristinare la vitalità della terra, aumentando l’umidità e diminuendo l’erosione eolica, costituendo muraglie verdi oppure recinzioni vegetali attorno ai campi.

L’agro ecologia costituisce un insieme di metodi che offrono soluzioni logistiche e progettuali, per una fertilità sostenibile dei terreni agricoli. Per esempio, la semina su sodo permette di coltivare senza aratura, lasciando la copertura vegetale a contribuire alla fertilità del suolo. Delle tecniche semplici, poco costose, adattate alle popolazioni più sfavorite, che riguardano sia i contadini di piccola produzione sia l’imprenditore agricolo di produzione ampia. Un esempio è la copertura con il cippato fresco di legna (BRF, Bois Raméal Fragmenté) su un campo che ha perso la sua fertilità, che poi restituisce l’attività biologica (funghi e lombrichi in primis) al terreno.

Altri ancora sviluppano i propri metodi in base al microclima, alla specificità del terreno e al tipo di coltivazione. Il metodo Manenti è un metodo particolarmente innovativo in materia. Grazie alle conoscenze della vita del suolo e senza l’uso di letame, si riesce a produrre con abbondanza.

Altri attori siamo noi stessi, con i nostri metodi di consumo. Prendere conoscenza di questi fenomeni è di fondamentale importanza. La qualità del prodotto che acquistiamo è il riflesso della considerazione della salute del suolo. Prestare attenzione e cambiare le nostre abitudine di consumo sono i primi passi verso una considerazione più ampia dei fenomeni che mettono a rischio noi stessi oltre all’ambiente che ci circonda.

lauriane borget

 

Le sol, la terre et les champs, Claude e Lydia Bourguignon, Ed. Sang de la terre, 2010

Alle radici dell’agricoltura, Gigi Manenti e Critina Sala, Ed. Quaderni d’Ontignano, 2014

 

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Credits: Agostini Lab Srl