Salta la discussione in Senato sul ddl agricoltura biologica

13 dicembre 2017
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BIOLOGICO

“Non se ne può più. Sono 20 anni di promesse non mantenute”.

“Un profondo disappunto”. E’ la reazione di Federbio e Assobio, attraverso un comunicato congiunto, sulla mancata calendarizzazione in aula al Senato, entro la fine della legislatura, della discussione del disegno di legge sull’agricoltura biologica. Il provvedimento, già approvato dalla Camera e dalla Commissione permanente Agricoltura e produzione agroalimentare di Palazzo Madama, subirà un ulteriore buco nell’acqua provocando reazioni negative dalle voci più importanti del settore.

“Siamo consapevoli delle difficoltà legate al grande numero di provvedimenti in attesa del voto dell’Aula e dei tempi molto stretti della legislatura corrente, tuttavia riteniamo che la legge nazionale sul settore biologico debba rientrare nelle priorità di voto per motivi che attengono l’interesse del Paese – spiega il presidente di Federbio -. La sola riforma del sistema di certificazione, affidata con delega al Governo ma ancora in itinere, non può essere considerata sufficiente se nel contempo non si interviene anche su tutti gli aspetti toccati dal provvedimento già approvato a larghissima maggioranza alla Camera e in Commissione al Senato”.

Il ddl, infatti, si inserisce in un contesto nel quale il settore biologico è in continua crescita e che conta ormai in Italia oltre 60mila aziende. La legge sarebbe indispensabile come riferimento anche per tutte le attività che hanno deciso di convertirsi al bio negli ultimi anni. Nei giorni precedenti, prima della mancata discussione sull’approvazione, lo stesso  Massimo Fiorio, primo firmatario della proposta di legge e vicepresidente della Commissione Agricoltura alla Camera aveva posto rimarcato l’importanza di questa legge: “Il nostro paese è il secondo esportatore mondiale. Questa legge favorisce l’associazione delle nostre aziende biologiche permettendo loro un più puntuale ed esteso ingresso nel mercato internazionale prodotti, rispondendo così meglio esigenze del mercato globale”.

Gli fa eco Roberto Zanoni, presidente di AssoBio, che corrobora le parole di Fiorio aggiungendo ulteriori dati e riferimenti statistici: “Il settore biologico italiano è al primo posto in Europa per numero di aziende, oltre il 14% della superficie agricola nazionale è coltivata con metodo biologico, senza un grammo di pesticidi chimici di sintesi. Siamo l’unico settore dell’agroalimentare in crescita: solo l’anno scorso il numero delle aziende e delle superfici è cresciuto del 20%, creando occupazione, gettito fiscale, salvaguardia ambientale. Siamo al primo posto in Europa per l’export, e sul mercato interno, mentre i consumi alimentari convenzionali ristagnano, da una decina d’anni il consumo di prodotti biologici aumenta a doppia cifra”.

L’approvazione saltata per l’ennesima volta è vista dai due riferimenti più autorevoli nel campo bio italiano come la goccia che ha fatto traboccare il vado dopo 20 anni di promesse per rendere il comparto più forte e stabile. Vent’anni di ministri alle politiche agricole che si sono succeduti ma che non hanno “riscritto la storia”: “Francamente non se ne può più – rincara Carnemolla –. La scelta concreta che vediamo è quella della mancata calendarizzazione della discussione al Senato di una votazione che si risolverebbe in mezz’ora, tanto è diffuso il consenso. Questa precisa scelta politica non è certamente il trattamento da riconoscere a un’attività che si definisce d’interesse nazionale e rischia di dimostrare per l’ennesima volta la lontananza delle istituzioni dal Paese reale. Fallire anche in questa legislatura questa opportunità di supporto e organizzazione per uno dei settori più dinamici e promettenti per la crescita dell’Italia significherebbe indurre sfiducia nelle istituzioni”.

A differenza degli altri sistemi di qualità regolamentati a livello europeo come  vini e prodotti tipici che possono contare su un quadro normativo nazionale ormai consolidato, il settore biologico attende ormai da tre legislature un inquadramento legislativo che consenta di risolvere le molte criticità. Un’occasione persa per uno dei pochi settori che potrebbero rilanciare l’Italia.

“Sollecitiamo quindi le forze politiche responsabili presenti in Senato a chiedere l’inserimento del disegno di legge nel calendario dei lavori dell’Assemblea  – conclude Roberto Zanoni -. Si tratta di uno strumento per sviluppare la sostenibilità di cui il sistema agroalimentare del Paese ha assoluto bisogno».

giovanni sgobba

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Credits: Agostini Lab Srl