Glifosato, rinnovata la licenza UE. Decisivo il voto tedesco

29 novembre 2017
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sostenibilità

Alla fine si è conclusa nel modo più prevedibile la votazione del comitato d’appello per decidere del rinnovo della licenza del glifosato nell’Unione Europea. Dopo che per tre riunioni consecutive del comitato tecnico PAFF non si era trovata la maggioranza qualificata per prendere una decisione, il comitato d’appello ha approvato un rinnovo di cinque anni della licenza, accogliendo la proposta fatta dalla Commisione Europea a fine ottobre alla vigilia della seconda riunione del comitato nel tentativo di favorire un accordo ampio tra i paesi membri. Decisiva per sbloccare la situazione di stallo la sterzata della Germania, che nelle votazioni precedenti si era sempre astenuta.

Il dibattito sull’autorizzazione in Europa all’uso del Roundup, il controverso erbicida della Monsanto a base di glifosato, è stato molto acceso negli ultimi mesi, soprattutto in seguito alla scoperta dei cosiddetti Monsanto Papers che hanno sollevato molti dubbi sull’effettiva obiettività dell’opinione dell’EFSA (agenzia di sicurezza alimentare europea) che nega gli effetti cancerogeni dell’erbicida contraddicendo quella della IARC (istituto di ricerca contro il cancro dell’OMS) che lo inserisce nella lista dei probabili cancerogeni.

Chiamata a decidere sul rinnovo della licenza per l’Europa, in scadenza il 15 di dicembre, l’Unione Europea non era ancora riuscita a trovare un accordo tra gli stati membri, continuando a rimandare la decisione. Questo almeno fino al 27 novembre quando, mentre gli attivisti protestavano fuori dalla sede della Commissione a Bruxelles, ha approvato un rinnovo della licenza per 5 anni. Hanno votato a favore: Bulgaria, Repubblica Ceca, Danimarca, Germania, Estonia, Irlanda, Spagna, Lettonia, Lituania, Ungheria, Olanda, Polonia, Romania, Slovenia, Slovacchia, Finlandia, Svezia, Regno Unito. Si sono invece confermati contrari: Italia, Belgio, Grecia, Francia, Croazia, Cipro, Lussemburgo, Malta, Austria. Unico astenuto il Portogallo. A sorpresa la Germania, per la quale si attendeva l’ennesima astensione, ha deciso di votare a favore, spostando l’ago della bilancia verso una nuova autorizzazione.
Al termine della votazione il commissario europeo alla Salute e alla Sicurezza Alimentare Vytenis Adiukaitis ha dichiarato: ”Il voto di oggi mostra che, se tutti lo vogliamo, siamo in grado di condividere e di accettare le nostre responsabilità collettive nel processo decisionale”. Una dichiarazione che esprime forse il sollievo di essere arrivati ad una decisione nell’ultimo momento utile prima che la palla passasse definitivamente alla Commissione Europea, alla quale sarebbe spettata l’ultima parola in caso di fallimento anche della votazione del comitato d’appello, e quindi tutte le responsabilità politiche della decisione.  

Le reazioni negative alla decisione non si sono fatte attendere una delle prime è stata quella del presidente della Repubblica francese Emmanuel Macron che ha twittato: “Ho chiesto al governo di prendere le misure necessarie perché l’utilizzo del glifosato sia vietato in Francia non appena saranno individuate alternative, al più tardi entro tre anni”,  nonostante il voto favorevole le regole comunitarie permettono alla Francia di vietare la sostanza unilateralmente. 

Si è dimostrato insoddisfatto anche il ministro italiano dell’Agricoltura Maurizio Martina, che ha dichiarato all’ANSA: ”Abbiamo votato contro il rinnovo oggi perché siamo convinti che l’utilizzo di questa sostanza vada limitato. L’Italia già adotta disciplinari produttivi che limitano l’uso del glifosato a soglie inferiori del 25% rispetto a quelle definite in Europa al fine di portare il nostro paese all’utilizzo zero entro il 2020”. Il ministro dell’Ambiente Gian Luca Galletti invece annuncia di non considerare chiusa la questione: ” La decisione europea sul glifosato non cambia di una virgola la nostra posizione. Ci siamo espressi negativamente sul rinnovo a 5 anni e l’Italia continuerà la sua battaglia per limitare e poi cancellare l’utilizzo di questo pesticida. Teniamo all’Europa, a un ambiente sano, alla salute dei cittadini e a un’agricoltura sostenibile. Per questo lotteremo per rivedere questa decisione”.

Federica Ferrario, di Greenpeace Italia, considera il voto un regalo alle multinazionali a scapito della salute dei cittadini e dell’ambiente, e sottolinea come la Commissione Europea stia sottovalutando il rischio: ” Allo stato attuale nessuno può affermare con certezza che il glifosato sia sicuro, specie dopo le rivelazioni che stanno continuando a emergere grazie ai cosiddetti ‘Monsanto Papers’ e lo scandalo del ‘copia e incolla’, relativo a parti del rapporto dell’EFSA sui rischi del glifosato copiate dalla richiesta di rinnovo dell’autorizzazione di Monsanto”.

In effetti il dubbio che sul cambio di rotta della Germania abbiano influiti interessi economici nazionali resta alto. E’ in corso, infatti, una fusione tra la tedesca Bayer e la statunitense Monsanto, produttrice del Roundup, un’operazione da 59 miliardi di dollari, che darebbe vita alla più grande società del mondo nel settore dei pesticidi e delle sementi, un settore dove sono già presenti grosse concentrazioni. Al momento la fusione è stata congelata da Margrethe Vestager, commissaria Ue alla Concorrenza, in attesa di maggiore chiarezza sul rischio di creare condizioni di monopolio, ma la decisione definitiva sul via libera è attesa per il prossimo 8 gennaio.

Il voto tedesco ha creato scompiglio anche in patria, dove a due mesi dalle elezioni non cìè ancora una maggioranza e permane una situazione inedita di incertezza politica. Il ministro dell’Ambiente del governo uscente, la socialdemocratica Barbare Hendricks, ha chiesto alla cancelliera Merkel la rimozione dall’incarico del ministro dell’Agricoltura cristianosociale Christian Schmidt, come misura per “rinsaldare la fiducia” tra i due partiti in vista di una probabile riedizione di Grande Coalizione. Hendricks ha accusato i conservatori di aver votato a favore dell’erbicida malgrado sapessero che i loro attuali e forse futuri alleati siano contrari. Schmidt ha affermato di aver agito di sua iniziativa, spiegando alla televisione tedesca: “Ho preso una decisione per me, esercitando la mia responsabilità sul settore”.

Una mossa azzardata considerato che l’attuale governo non è nei pieni poteri, e che potrebbe mettere in difficoltà sia la formazione del prossimo che la leadership della stessa Merkel all’interno della CDU. La replica della cancelliera non si è fatta attendere molto, in una conferenza stampa congiunta con la ministra dell’ambiente Hendricks ha affermato che il voto di Schmidt: ”Non corrisponde alle indicazioni che aveva dato il governo federale. Quanto avvenuto non deve ripetersi in futuro e di questo il ministro è stato avvisato”. Intanto la decisione presa dal ministro dell’Agricoltura tedesco è stata decisiva per permettere il rinnovo della licenza. La svolta tedesca invece ha probabilmente spinto verso il voto favorevole, con l’eccezione del Portogallo, anche gli altri paesi che si erano astenuti in precedenza.

La situazione di confusione politica intanto ha già spinto la Bayer a chiedere all’Unione Europea, secondo fonti dell’agenzia di stampa spagnola EFE, una proroga di quindici anni per non limitare a soli 5 anni l’accesso degli agricoltori a questo erbicida e, se la politica europea dovesse decidere di rinunciare del tutto al principio di precauzione potrebbe anche ottenerla.

vincenzo menichella

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