Abbiamo un nuovo regolamento Ue sul bio: tutti d’accordo?

24 novembre 2017
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BIOLOGICO

Controlli più rigidi e livello di standard che si alza per le importazioni. I pareri, però, sono contrastanti.

Controlli più capillari su tutta la filiera di produzione, importazioni che rispettino necessariamente le norme europee, nuove misure da adottare da parte degli agricoltori per evitare contaminazioni da pesticidi. Sono alcuni dei provvedimenti inseriti all’interno del nuovo Regolamento sull’agricoltura biologica, il cui testo è stato approvato mercoledì 22 novembre dalla Commissione agricoltura del Parlamento europeo.

Con 29 sì, 11 pareri contrari e 4 astensioni, il testo del regolamento, che dovrebbe entrare in vigore dal primo gennaio 2021, ma che dev’essere prima approvato dalla stessa plenaria di Strasburgo e successivamente dal Consiglio, mira a rafforzare la credibilità verso i consumatori e a liberare il potenziale di crescita di un settore – quello biologico – in forte espansione. Gli ultimi dati ci dicono, infatti, che l’area agricola sottoposta a coltivazione biologica all’interno dei 28 paesi membri è passata dai 5,7 milioni di ettari nel 2002 a 10,8 milioni di ettari del 2014.

Come detto, il nuovo regolamento, nelle sue oltre 300 pagine, prevede l’istituzione di controlli serrati e rigorosi direttamente sul posto e lungo la catena di approvvigionamento di un prodotto. Questi controlli saranno effettuati una volta l’anno o una ogni due anni se, nei precedenti tre anni, all’interno dell’azienda non è stata riscontrata alcuna frode.

Inoltre gli agricoltori saranno obbligati ad applicare misure preventive per evitare la contaminazione da pesticidi e per garantire la conservazione della biodiversità e della qualità del suolo. Se si sospetta la presenza di fertilizzanti o altri elementi non autorizzati, il prodotto finale, fino a conclusione di indagini, non potrà essere etichettato come biologico.

Delicato passaggio per quanto riguarda le importazioni: dall’entrata in vigore del nuovo regolamento, infatti, entro cinque anni verranno gradualmente eliminati gli attuali parametri di equivalenza. Cosa significa? Per i prodotti importati da paesi terzi, in sostanza, non varrà più lo standard “simili, ma non uguali”; al contrario gli stessi prodotti dovranno essere conformi in toto alle direttive Ue. Ma per evitare un’interruzione drastica, in alcuni casi specifici che verranno valutati di volta in volta, la Commissione potrebbe concedere delle deroghe temporanee per consentire importazioni anche se non pienamente conformi ai nuovi criteri.

“Un’eccellente notizia  per i consumatori e per gli agricoltori dell’Unione europea – è il commento di Martin Häusling dei Verdi e relatore e negoziatore in capo del Parlamento –. Le nuove regole permetteranno di adattare le sementi e il materiale di riproduzione dei vegetali ai bisogni dell’agricoltura biologica e di renderli più accessibili. Le importazioni dovranno rispettare le nostre norme stringenti e saranno più facili da controllare”.

Negativo, invece, il giudizio della Confederazione italiana agricoltori che già alla vigilia dell’accordo aveva ribadito le sue perplessità: “Il regolamento non contiene alcun miglioramento per i consumatori e per la parte produttiva è addirittura peggiorativo, penalizzando il nostro Paese che è tra i più virtuosi nel rispetto dei disciplinari di coltivazione e, quindi, ci pone in una condizione di svantaggio competitivo”. Perplessità riscontrata anche da Matteo Bartolini, vice presidente di Federbio con delega ai rapporti con l’Unione europea, il quale spiega che c’è ancora molta strada da fare per l’esito finale della riforma ed è necessario un forte impegno per ottenere un testo adeguato al sostegno della crescita del biologico nel vecchio continente.

giovanni sgobba

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Credits: Agostini Lab Srl