Le cose cambiano… e dobbiamo essere pronti

20 novembre 2017
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MERCATO

I cambiamenti sono normali nella vita di tutti i giorni, esattamente come i continui progressi nei vari ambiti dello scibile umano.

Una differenza sostanziale, però, è la loro velocità relativa.

Ci sono ambiti, che hanno alle spalle una storia consolidata, che si evolvono in modo lento e altri, invece, in cui la mancanza di tradizioni ha un devastante effetto fionda, con i cambiamenti che si susseguono quasi giornalmente. L’esito conseguente è la stroncatura delle persone che, interagendo con loro, non hanno la capacità o la motivazione per adattarsi. Chiunque potrà accorgersi che l’era del digitale ha reso la vita di alcune categorie di persone, soprattutto quelle non tecnologiche o anziane, difficilissima da gestire.

A qualsiasi età tutti saranno sempre in grado di organizzare un pranzo al ristorante o fare partire una lavatrice, molto meno eseguire al computer un bonifico on-line o trasferire i contatti tra un cellulare vecchio e uno nuovo.

Non manca la nozione del problema (difficilmente, infatti, si avrebbero delle difficoltà a ricopiare una rubrica cartacea), ma molto più complicato, invece, è padroneggiare una tecnologia che utilizza dei concetti e dei linguaggi non conosciuti, soprattutto, da chi ha le sinapsi umanistiche o non molto giovani.

A complicare ulteriormente la situazione, è il fatto che l’esempio del trasferimento dei contatti è solo un problema d’inadeguatezza a una, facilmente risolvibile, difficoltà specifica. Questa, infatti, non è altro che un diverso metodo di archiviazione, passando da un supporto cartaceo a un cloud sparso nell’immateriale meno individuabile. Quindi, semplicemente due strade (una più vecchia e l’altra più moderna) che portano a soddisfare le stesse necessità.

In realtà, ampliando la visione generale della situazione, è chiaro che il cambiamento è molto più profondo e non limitato a problematiche pratiche: stanno mutando, infatti, i pilastri della nostra etica. Stiamo lentamente passando da Dio, Patria e Famiglia al concetto rivoluzionario di Etica e Sostenibilità.

Due parole, di significato elastico, che hanno ulteriormente ampliato quell’antico concetto, già poco definibile, di Ecologia. Un altro vocabolo che non ha mai avuto un significato univoco nel pensiero collettivo: ognuno ci trova i propri obiettivi di vita, ed è proprio questa la sua forza.

La definizione di sostenibilità, percepita da tutti qualche decennio fa, non era altro che la capacità di potersi permettere le rate del mutuo della casa. Ora è il piantare un numero di alberi che possa ripagare la terra delle emissioni nocive di un concerto rock. Un obiettivo molto egocentrico, ma costruttivo per le famiglie, il primo, di grande respiro sociale, oserei definirlo olistico, il secondo.

E, oramai, tutto gira attorno a questi concetti di benessere complessivo per la società, con anche tutte le conseguenze relative. Chi non riesce a comprenderle sarà, bene che vada, considerato inadeguato al consesso sociale. In caso estremo, un disadattato. Sono passati molti anni da quando possedere un piumino con la scritta “Vera piuma d’oca”, era un’etichetta da mostrare al mondo in modo orgoglioso. Quelli che non la potevano evidenziare, erano considerati come chi si doveva accontentare, per problemi economici, solo della proprietà di un mero succedaneo del vestiario d’élite. Un po’ come, nel momento di massimo fulgore della marca di jeans UFO, camminare con delle imitazioni estemporanee come i GUFO o gli UFFA. Un po’ da sfigati. Al contrario, nell’ultimo piumino che ho acquistato, ne ho scelto espressamente un modello che aveva, appesa all’etichetta, l’avviso che l’imbottitura non conteneva piuma d’oca e un piccolo contenitore in plastica che racchiudeva un campione della fibra artificiale, molto piumosa, che serviva per coibentare il capo di abbigliamento.

Se ci pensate, una differenza epocale. Prima la comunicazione, per il marketing, era incentrata sull’evidenziazione che chi lo indossava si poteva permettere qualche cosa di esclusivo, ora l’informazione era etica e personale.

Gli altri non importa che sappiano nulla, ma a te basta la consapevolezza che nessun animale è stato cinicamente spiumato vivo per renderti arrogantemente orgoglioso di potere raccontare che hai un tenore di vita elevato. Non solo, io mi sono reso conto che, girando tra le corsie, ho cercato inconsciamente che ci fossero solo fibre artificiali. Quindi, questa necessità è ormai acquisita nel subconscio e rimarrà sempre tale.

Purtroppo, non ho potuto ulteriormente accertarmi che il piumino acquistato avesse anche una storia etica per la sua produzione: nessuna mano d’opera infantile, nessuno sfruttamento, parità di genere e altre cose analoghe. Per ora non sono riuscito ad avere un conforto da questo punto di vista, ma questo è stato, ugualmente, un passo avanti nel processo di evoluzione etico. Il modo di dire: “fuma pure, tanto viviamo in un mondo inquinato” o “tanto se non rubo io, lo faranno altri” è un ragionamento che non mi appartiene. Incominciamo, intanto, con i piccoli passi, verso un obiettivo che io, certamente, non vedrò, ma chi mi sopravvivrà spero di sì. Come possiamo notare da tutto quello che ci circonda, le cose cambiano. E non solo nel concetto di etica, ma anche di consapevolezza. Passiamo nel mondo alimentare.

Tornando indietro nel tempo, anni ’70, al termine delle invadenti e diffusissime corse domenicali (altra grande novità incominciata in quel periodo) veniva dato ai partecipanti, come campione omaggio, un preparato per fare il brodo che, con grande fierezza, raccontava in etichetta e nei volantini allegati che l’ingrediente contenuto era unicamente il glutammato monosodico. Tutti orgogliosi di esserne in possesso. Ora, se si va ad acquistare un preparato per brodo, molti di questi hanno ben evidenziato in etichetta, con altrettanto grande fierezza, che il prodotto non lo contiene. Come detto, le cose cambiano.

Rimanendo nell’ambito delle corse domenicali, una cosa che è sensibilmente cambiata è il corredo di scarpe da ginnastica che rallegravano le strade durante il passaggio dei podisti. Prima c’erano solo quelle di tela gommata blu, che avevano la sinistra caratteristica di fare sudare i piedi nel momento stesso in cui si prendevano in mano per calzarle.

Era un grande cambiamento, iniziava la considerazione che l’attività fisica non era solo limitata alla palestra del complesso scolastico, ma poteva essere accettabile anche nei giorni festivi e la relativa tuta poteva sostituire il vestito bello della domenica. La prima volta che avevo visto una evoluzione di questo tipo era stato durante un viaggio universitario in Ungheria.
In quel paese, nella seconda metà degli anni settanta, la tuta da ginnastica (quella classica, blu con le righe laterali bianche) aveva incredibilmente, per un paese socialista, sostituito il vestito del giorno di festa. In questo caso si era evoluto prima dell’occidente capitalista.

Una caratteristica comune a tutti questi cambiamenti, è che sono stati provocati “dal basso”, attraverso tutte le possibili diffusioni di informazioni a disposizione. In quegli anni c’erano quasi solo dei vettori controllati “dall’alto”, come televisione, radio e giornali, mentre quelli “quasi liberi” come i libri e le radio private e “liberi” come il passaparola e gli spettacoli teatrali erano in quantità molto più ridotta. Come è facilmente intuibile, i cambiamenti erano, di conseguenza, molto difficili e lenti (a meno che non prendessero la direzione voluta “dall’alto”).

Se ci pensate bene, ci sono voluti moltissimi anni per combattere la battaglia dei coloranti: l’aranciata arancione e la menta verde smeraldo non sono colori più ammissibili. Ci siamo lentamente adeguati, prima utilizzando contenitori molto colorati, poi accettando con consapevolezza i colori naturali. Ora non è più così. Internet sta cambiando tutto, molto velocemente. In modo, però, molto incontrollato e, quindi, meno prevedibile.

Sono quasi tutti cambiamenti che partono dal basso, utilizzando come traino la più facile diffusione delle informazioni, una aumentata consapevolezza etica e il grande sforzo che fanno giornalmente i neuroni a specchio per andare verso una, questa volta spero positiva, omologazione dei comportamenti. Questa frenesia di passaggi di informazioni ha, però, reso molto più difficile capire la direzione dei cambiamenti e la loro velocità.

È importante, inoltre, comprendere l’attimo del cambiamento (non troppo presto né troppo tardi, dopo che lo fanno tutti) e, da quel momento, adeguare le nostre iniziative. Chi sarà in grado di farlo, oltre ad avere maggiore empatia con l’ambiente che ci circonda, sarà in grado di proporre al mercato qualche cosa che avrà buone probabilità di interessare.

E gli altri? Agli altri rimarrà solo un’arma, la solita: trovare prodotti scadenti e abbassare i prezzi.

alberto bergamaschi

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Credits: Agostini Lab Srl