“Basta veleni nella nostra acqua”

15 novembre 2017
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sostenibilità

L’iniziativa popolare promossa da Franziska Herren ha già raggiunto 100mila firme in sette mesi.

“Gran parte dell’acqua potabile disponibile in Europa ha origine in Svizzera – che viene definita la sorgente d’Europa. Per questo siamo responsabili di questo bene prezioso non solo nei confronti del nostro popolo, ma anche nei confronti dei cittadini europei”. E’ la riflessione di Franziska Herren, ideatrice e promotrice di un’iniziativa popolare federale che, in soli sette mese rispetto ai 18 consentiti a livello legislativo, ha trovato numerosi sostenitori tanto da arrivare alle 100mila firme previste per chiedere la revisione della Costituzione.

La campagna “Acqua potabile pulita e cibo sano – No alle sovvenzioni per l’impiego di pesticidi e l’uso profilattico di antibiotici” è chiara e muove da un dato negativo ed eloquente: in nessun altro paese viene fatto un uso così ampio di prodotti fitosanitari in agricoltura come avviene in Svizzera. Oltre 2mila tonnellate all’anno, con un costante aumento degli effetti pericolosi che i pesticidi veicolano. Oltre al pericolo diretto per la salute umana, secondo l’associazione “Sauberes Wasser für alle” (acqua più pulita per tutti)  una parte considerevole dei pesticidi spruzzati finisce nell’acqua e, durante il loro percorso, le sostanze tossiche uccidono non solo i parassiti, ma anche piccoli animali utili, api e piante che sono fondamentali per la qualità del terreno, la biodiversità e l’ambiente.

I dati presentati da Franziska Herren sono inquietanti: in molti corsi d’acqua e anche nelle falde acquifere, che corrispondono all’80% dell’acqua potabile, i valori limite per i pesticidi imposti dalla legge vengono regolarmente superati da anni e le analisi hanno portato all’individuazione e classificazione di oltre 100 sostanze nocive. I sistemi intensivi di agricoltura e allevamento, per sottostare alle leggi di mercato che richiedono prestazioni altissime, aggravano ulteriormente la condizione inquinando su larga scala l’acqua con pesticidi, farmaci veterinari e quantità eccessive di fertilizzanti.

L’iniziativa, secondo Franziska Herron, ha l’obiettivo di portare a compimento e attuare tutta una serie di promesse che, di fatto, non sono state mantenute dai politici svizzeri: “Noi chiediamo che sia vietato introdurre direttamente o indirettamente nelle acque sostanze che possono inquinarle, puntiamo sulla promozione di un sistema agricolo e d’allevamento realmente più vicino alla natura che possa garantire il mantenimento della biodiversità e sostenere alimenti prodotti in Svizzera”.

Per garantire questo, l’iniziativa richiede che vengano finanziate con pagamenti diretti o sovvenzioni soltanto le aziende agricole che non fanno uso di pesticidi, che allevano il bestiame senza l’uso profilattico di antibiotici e che allevano un effettivo di animali che può essere nutrito con il foraggio prodotto nell’azienda stessa.

La mobilitazione popolare promossa dall’associazione ha, ovviamente, spaccato in due l’opinione a seconda dei differenti interessi. Greenpeace Svizzera, ma anche BirdLife e l’associazione nazionale della pesca (der Fischerei-Verband) hanno appoggiato l’idea così come l’associazione BioSuisse che ha al suo interno oltre 6mila contadini e sostiene pubblicamente l’iniziativa. IP-Suisse, marchio di certificazione, inoltre ha anche aumentato la pressione contro l’uso di pesticidi, informando i suoi produttori che l’uso di glifosato nei cereali cesserà di essere consentito a partire dal 2018. Tra chi storce il naso, invece, c’è l’associazione svizzera degli agricoltori (der Schweizer Bauernverbandche) che ritiene la campagna troppo estremista ed assurda, sottolineando come esiste già un piano di protezione promosso dalla federazione svizzera.

Forte delle 100mila firme – numero destinato a salire – e  con un peso sociale-politico che i vertici non possono più ignorare, Franziska Herren è intenzionata a presentare il progetto sul tavolo del governo rossocrociato nel gennaio 2018: “Nessun’altra attività umana influisce sulla biodiversità in modo così forte come l’agricoltura. Per secoli i contadini dell’Europa Centrale hanno contribuito ad un forte aumento della varietà di specie. Con l’arrivo dei metodi industriali la situazione è cambiata in modo quasi repentino. L’impiego di pesticidi, così come l’eccesso di liquami e di emissioni di azoto, derivanti da un allevamento troppo intensivo e legato alle importazioni di foraggio, presentano effetti particolarmente devastanti. E’ arrivato il momento di prendere in mano il nostro futuro“.

giovanni sgobba

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Credits: Agostini Lab Srl