Nuovo rinvio per il glifosato, si vota il 9 novembre

27 ottobre 2017
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sostenibilità

Fumata nera per l’accordo sul rinnovo dell’autorizzazione, ricostruiamo la vicenda.

La riunione del comitato PAFF, il comitato tecnico composto dagli esperti degli stati membri dell’Unione Europea, svoltasi mercoledì 25 ottobre si è conclusa con un rinvio. Al termine della riunione Anca Paduraru, portavoce della Commissione europea per le questioni agricole, ha spiegato alla stampa: ”La riunione si è conclusa senza un voto. La Commissione ha preso atto delle diverse posizioni delle delegazioni degli Stati membri sulle quali rifletterà e annuncerà a breve la data della prossima riunione. La Commissione, continuerà a lavorare con gli Stati membri per trovare una soluzione che goda del sostegno più ampio possibile, che assicuri un alto livello di protezione della salute umana e dell’ambiente, in linea con la legislazione Ue e basandosi sui dati scientifici disponibili”. La portavoce ha chiarito di non poter scendere nei dettagli della riunione e si è limitata a riferire che sono state discusse diverse opzioni.

Sicuramente sul tavolo dei negoziati è stata portata anche la risoluzione non vincolante votata il 24 ottobre dal Parlamento europeo (con 355 voti favorevoli 204 contrari e 111 astenuti) che boccia la proposta di rinnovo per dieci anni della licenza, in scadenza il prossimo 15 dicembre, e propone la progressiva eliminazione del glifosato fino al bando completo entro la fine del 2022.

Aveva fatto ben sperare per il raggiungimento di una decisione la dichiarazione del portavoce capo della Commissione Margaritis Schinas, arrivata nel pomeriggio del 24 ottobre dopo la riunione del collegio dei commissari a Strasburgo: “Alla luce della riunione del comitato di domani il collegio ha dato istruzioni al rappresentante della Commissione nel comitato di lavorare con gli Stati membri per trovare un largo consenso, con il maggior sostegno possibile, tra gli stati membri. La direttiva data dal collegio è di tentare di raggiungere un rinnovo per un periodo tra cinque e sette anni, tenendo conto della valutazione del rischio fatta dal Parlamento europeo nel voto di oggi, e anche alla luce di tutte le prove disponibili, sia in Europa che a livello internazionale”.

Accordo ampio che evidentemente non è stato ancora raggiunto, visto l’esito della riunione del comitato PAFF conclusasi con un nulla di fatto ed un nuovo rinvio della decisione, come già avvenuto il 5 e 6 ottobre scorsi. La mediazione suggerita dalla Commissione, intenzionata a far approvare una nuova autorizzazione della durata tra i 5 e i 7 anni, non è riuscita a convincere né i sostenitori del bando completo né chi ne sostiene la ri-autorizzazione per altri 10 anni. Il raggiungimento di un accordo approvato da una maggioranza qualificata (almeno il 55% dei paesi membri rappresentanti almeno il 65% della popolazione dell’Unione) necessaria per l’autorizzazione sembra ancora lontano. Secondo fonti di Greenpeace a favore del rinnovo per dieci anni hanno votato 16 paesi: Bulgaria, Danimarca, Repubblica Ceca, Estonia, Irlanda, Spagna, Cipro, Lettonia, Lituania, Ungheria, Paesi Bassi, Polonia Romania, Slovacchia, Finlandia e UK; Germania e Portogallo si sono astenuti; mentre hanno votato contro la nuova autorizzazione: Italia, Francia, Belgio, Grecia, Croazia, Lussemburgo, Malta, Austria, Slovenia e Svezia. Si è allargato, dunque, il fronte degli stati contrari all’autorizzazione per dieci anni: all’ultima riunione del comitato erano solo Francia, Italia, Austria e Lussemburgo. 

A guidare il fronte che si oppone al rinnovo della licenza ci sono Italia e Francia. Il tre ottobre scorso il Ministro dell’Agricoltura Martina ha dichiarato in una nota: ”Sono contrario al rinnovo dell’autorizzazione europea sul glifosato. Le evidenze scientifiche e ambientali che abbiamo ci devono portare a proporre questa scelta in ambito europeo. L’Italia deve confermarsi paese leader nell’agricoltura sostenibile”. La posizione dell’Italia è confermata anche dalla ministra della Salute Lorenzin pochi giorni dopo: “Non è un mistero l’Italia vota no: noi abbiamo già votato due volte ‘no’, perché dovremmo votare ‘sì’ questa volta? Non dovete venire qui, dovete andare in Unione Europea: andate dai tedeschi, dai finlandesi, dagli spagnoli, dai greci, dai portoghesi perché il ‘no’ è sempre stata la nostra posizione”. Alla vigilia della riunione la posizione della Francia è stata ribadita dal ministro della Salute francese Agne’s Buzyn: “Bisogna adottare delle misure che ne impediscano l’utilizzo, e il più in fretta possibile, in modo da non penalizzare molto gli agricoltori e dare loro il tempo di trovare un’alternativa”. Lo stesso giorno Nicolas Hulot, ministro francese della Transizione ecologica, ha proposto di rinnovare la licenza solo per tre anni per dare il tempo agli agricoltori di adattarsi.

L’urgenza di prendere una decisione è motivata anche dall’incredibile aumento dell’esposizione dell’uomo all’erbicida. Il 24 ottobre è stato pubblicato sulla rivista scientifica Jama uno studio dell’Università della California che ha analizzato i livelli di glifosato e del suo metabolita Ampa nei campioni di urine di 100 cittadini Californiani per 23 anni a partire dal 1993, anno precedente l’introduzione delle colture Ogm negli Stati Uniti, fino al 2016. I risultati hanno dimostrato come mentre nel 1993 solo poche persone presentavano livelli misurabili di glifosato, nel 2016 questo era riscontrabile nel 70% dei soggetti analizzati, con valori più che raddoppiati rispetto all’inizio dell’analisi: dal periodo 1993-1996 al 2014-2016 il livello di glifosato è passato da 0,203 microgrammi per litro a 0,449 e quello del metabolita Ampa da 0,168 microgrammi per litro a 0,401. Inoltre a partire dal 1994, anno di introduzione delle colture Ogm “Roundup ready” sempre prodotte da Monsanto, l’uso del glifosato come diserbate è aumentato di 15 volte.

Considerati questi numeri fare chiarezza al più presto sull’effettiva pericolosità del composto diventa imperativo. A partire dal 2015, infatti, il glifosato è al centro di sospetti e smentite sui rischi che comporta per la salute. A marzo del 2015 la IARC, Agenzia Internazionale per la Ricerca sul Cancro appartenente all’OMS, pubblica l’ormai famosa monografia 112 nella quale afferma che il composto è probabilmente genotossico per il DNA e un potenziale agente cancerogeno per l’uomo. Pochi mesi dopo, nel novembre 2015, l’EFSA, agenzia europea per la sicurezza alimentare, ribalta le conclusioni dello IARC e afferma che è altamente improbabile che il glifosato costituisca un pericolo di cancerogenità per l’uomo e per la prima volta fissa a 0,5 mg per Kg di peso corporeo la dose acuta di riferimento (DAR).

L’esplosione del caso dei cosiddetti Monsanto Papers ha però sollevato grossi dubbi sulla credibilità delle conclusioni dell’EFSA. Se, infatti, la IARC ha preso in considerazione solo studi condotti da laboratori indipendenti, l’EFSA potrebbe aver accettato nel processo di valutazione anche studi provenienti dalle aziende produttrici dei composti. Una conferma in questo senso è la notizia che nel rapporto dell’EFSA ci sarebbero intere pagine copiate quasi integralmente dalla relazione presentata dalla Monsanto nel maggio del 2012 per riottenere l’autorizzazione al commercio in Europa. Si tratta di un centinaio di pagine su un rapporto di circa 4300, ma riguardano le questioni più controverse come la genotossicità, la cancerogenicità e la tossicità riproduttiva del composto. Un’altra questione ambigua coinvolge il BFR, l’Istituto federale tedesco per la valutazione dei rischi, tra gli enti che hanno contribuito alla valutazione dell’agenzia europea. Sembrerebbe infatti che circa un terzo dei suoi componenti abbia avuto contatti diretti con le industrie agrochimiche, tra cui la Bayer che potrebbe presto fondersi con la Monsanto.

Nonostante le smentite dell’EFSA il dubbio sulla trasparenza delle sue conclusioni resta legittimo. Nel prendere una decisione che potrebbe esporre per un ulteriore lungo periodo i cittadini dell’Unione Europea agli effetti di questo composto, che non solo limitati solo al rischio tumorale, le istituzioni europee dovrebbero tenere conto del principio di precauzione stabilito dall’articolo 191 del TFUE (trattato sul funzionamento dell’Unione europea) e quindi impostare il dibattito sul rinnovo della licenza con prudenza.

Per quanto un bando immediato sia poco praticabile perché rischierebbe di mettere in crisi tutto il comparto agricolo continentale, lasciando gli agricoltori senza alternativ da un momento all’altro, il rinnovo per 10 anni della licenza sembra un azzardo. Non va sottovalutato l’impatto di una simile decisione sull’opinione pubblica: sono state raccolte e consegnate alla Commissione Europea oltre un milione di firme per chiedere il bando immediato del glifosato dalla ICE #stopglyphosate; mentre un sondaggio diffuso negli ultimi giorni mette in evidenza come la stragrande maggioranza dei cittadini tedeschi, francesi, italiani, greci e portoghesi sia a favore del bando immediato con percentuali che si aggirano intorno all’80% e toccano punte dell’84% in Italia.

La risoluzione non vincolante votata dal Parlamento che punta a rinnovare l’autorizzazione per un periodo limitato e prevedere il progressivo abbandono entro la fine del 2022 sembra la soluzione più razionale e avrebbe il pregio sia di non creare il panico tra gli operatori sia di permettere l’attesa dei risultati degli studi indipendenti di lungo periodo come quello dell’Istituto Ramazzini di Bologna. Resta da capire se questa soluzione possa trovare la maggioranza qualificata necessaria all’interno del PAFF o se lo stallo continuerà fino alla scadenza dell’autorizzazione a dicembre, rimettendo la decisione nelle mani della Commissione Europea. Nella serata del 26 ottobre fonti della Commissione Europea hanno riferito ad askanews che l’esecutivo di voler ripresenterà il 9 novembre al comitato PAFF la propria proposta per il rinnovo dell’autorizzazione Ue del Glifosato, limitandone la durata a cinque anni, invece di 10. La lettera di convocazione con il voto sul glifosato è già stata inviata agli Stati membri.

vincenzo menichella

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Credits: Agostini Lab Srl