La rappresentanza del bio italiano

17 ottobre 2017
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BIOLOGICO

Il biologico alla prova del suo successo. La rappresentanza del mondo biologico è sempre stata riconoscibile da sigle e associazioni che hanno avuto un ruolo determinante nei risultati che oggi sono stati raggiunti. Aiab, l’associazione storica dei produttori è stata la prima, già nel lontano 1988. Ha accompagnato i primi passi del mondo bio italiano, oggi raccoglie soprattutto le realtà agricole e i produttori storici ed è diffusa in tutte il territorio nazionale.  L’esigenza di costituire una rappresentanza unitaria di tutta la filiera agroalimentare ha stimolato nel 1992 la nascita di Federbio, oggi uno degli interlocutori istituzionali più accreditati. Questo fino ad ora.

Lo scorso 9 settembre è stata presentata al SANA di Bologna l’associazione Ass.O.Cert.Bio che riunisce la gran parte degli organismi di certificazione (odc) del biologico italiani. Gli associati, che insieme certificano circa il 97% del biologico Italiano, sono: Bioagricert, Bios, Ccpb, Ecogruppo, ICEA, Sidel, Suolo e Salute e Abcert. L’associazione, che ha sede a Bologna, è guidata da Riccardo Cozzo (Bioagricert), insieme a Fabrizio Piva (Ccpb) e Alessandro D’Elia (Suolo e Salute).

Il principale obiettivo della neonata associazione sarà quello di rappresentare gli organismi di certificazione aderenti in tutte le sedi istituzionali, in particolare dopo l’approvazione del decreto sui controlli in sede di Consiglio dei Ministri, lo scorso giugno 2017, che introduce novità significative. Il provvedimento punta a tutelare un settore che è il fiore all’occhiello del sistema dell’agricoltura e dell’alimentazione italiana e che, per continuare a crescere al ritmo degli ultimi anni, ha bisogno di tutelare la propria credibilità e trasmettere fiducia ai consumatori. Per questo motivo il ruolo degli enti di certificazione è essenziale per il funzionamento del comparto. I dubbi sulla totale correttezza del loro operato sollevati dalla trasmissione Report nell’ottobre del 2016, nella quale si è resa nota l’emissione di false certificazioni riguardanti tonnellate di grano trasformate e poi finite sul mercato, e successivamente ritirate o bloccate solo in parte, non hanno certo giovato.

Sono tre le norme previste dal decreto legislativo sulla sicurezza sul biologico che interessano più da vicino il mondo della certificazione: due riguardano la possibilità che venga a configurarsi un conflitto di interessi tra controllato e controllore e prevedono. La prima prevede il divieto per gli operatori del biologico di detenere quote societarie negli odc (anche indirettamente), la seconda limita a 5 anni il periodo in cui un odc può controllare la singola azienda. Una terza norma, infine, prevede l’istituzione di una banca dati pubblica delle transazioni delle filiere biologiche, fruibile da tutti gli operatori, in modo da rendere più trasparenti le transazioni e più facile l’azione antifrode.

Proprio l’accoglienza del decreto ha creato una spaccatura nel mondo del biologico italiano. Il Consorzio il Biologico di Bologna, che raccoglie molte tra le più importanti aziende del bio italiano,  controlla il Ccpb, uno dei principali odc italiani – da solo certifica circa 11.000 aziende biologiche sulle circa 72.000 attualmente in attività in Italia secondo gli ultimi dati dell’Osservatorio Sana -, ha contestato molto il decreto, in particolare le norme sulla proprietà e sul limite dei 5 anni, ed è entrato in polemica con i vertici di Federbio tanto da decidere, lo scorso 8 agosto, di abbandonare l’organizzazione.

La scelta del ‘Consorzio il Biologico’ di abbandonare FederBio è presentata come inevitabile da una lettera del presidente Lino Nori pubblicata dal Corriere Ortofrutticolo, che in un passaggio contesta la federazione di aver iniziato “da qualche tempo ad assumere posizioni demagogiche ed estremiste che hanno portato il settore ad essere il primo detrattore di se stesso”. Nella replica, Paolo Carnemolla, presidente di Federbio, sottolinea “l’evidente difficoltà in cui il sistema del ‘Consorzio’ e dell’organismo di certificazione Ccpb srl attraversano, a fronte di una evidente confusione di ruoli fra proprietà e organismo di certificazione controllato”. Ma è soprattutto un punto, anche questo già emerso durante la puntata di Report, che il presidente di Federbio vuole evidenziare criticando: “un’organizzazione che da tempo ha deciso di non riconoscersi più nemmeno nel Codice etico di FederBio, che vieta tariffari degli organismi di certificazione a percentuale sui fatturati delle imprese, pur di tutelare i propri interessi economici”.

Come associazione di oltre un centinaio di aziende del settore agroalimentare, il ‘Consorzio’ controlla l’organismo di certificazione Ccpb che, però è anche l’organismo che certifica le aziende associate al ‘Consorzio’, tra le quali: Almaverde Bio, Granarolo, Orogel, Parmalat, Coop, Alcenero, Molino De Vita, Molino Grassi.

Considerate queste premesse e le polemiche di agosto, lo scorso settembre alla vigilia della presentazione della nuova associazione creata dai certificatori la curiosità più diffusa tra gli addetti ai lavori riguardava quali sarebbero stati i futuri rapporti tra Ass.O.Cert.Bio e FederBio. Durante la conferenza stampa il presidente del nuovo sodalizio, Riccardo Cozzo, ha assicurato che l’assemblea dei soci, molti dei quali associati anche a FederBio, non aveva deliberato nulla riguardo alla permanenza degli odc all’interno della federazione e che le due associazioni avrebbero potuto mantenere, nel rispetto delle diverse identità, rapporti di collaborazione.

L’attesa di sviluppi nel rapporto tra le due organizzazioni non è stata lunga: il 12 settembre 2017 Fabrizio Piva, amministratore delegato di Ccpb, ha comunicato a FederBio il recesso da socio del Ccpb e contestualmente le sue dimissioni dalle cariche nella Federazione. La decisione, già presa il 13 di luglio 2017, non viene però comunicata a settembre al Sana, quando è stato presentato il nuovo soggetto Ass.O.Cert.Bio. Inoltre ci risulta che anche Riccardo Cozzo, neopresidente di  Ass.O.Cert.Bio, in questi giorni abbia comunicato a Federbio le sue dimissioni dagli incarichi all’interno della federazione.  Sembra evidente dunque che gli organismi di certificazione che hanno aderito ad Ass.O.Cert.Bio stiano cercando, con la nascita di questo nuovo soggetto, una rappresentanza autonoma, e probabilmente il Ccpb non sarà l’ultima realtà a uscire da Federbio.

Un’altra sfida riguarda la realizzazione della banca dati delle transazioni, la cui efficacia è strettamente collegata con la trasparenza che il mercato richiede dal biologico.  La capacità di organizzarsi del biologico in completa autonomia rispetto ai tempi di chi regolamenta è scritta nella sua storia. Il ‘Regolamento europeo’ è stato uno sforzo di armonizzazione di regole definite in modo autonomo nei singoli paesi comunitari, ovvero di esperienze sviluppate autonomamente da singole realtà locali. Oggi che il mercato si è così sviluppato è inevitabile che ci sia l’esigenza di definirsi in modo più appropriato, per cercare una razionalizzazione utile ad affrontare le nuove sfide. Sono passaggi fondamentali per garantire la qualità dei valori che il biologico incarna agli occhi dei nuovi consumatori.

vincenzo menichella

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