Il miele avvelenato

6 ottobre 2017
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sostenibilità

La concentrazione di pesticidi sta aumentando ovunque in modo impressionante.Uno studio svizzero pubblicato su Science rileva che i tre quarti dei mieli prodotti nel mondo contengono tracce di pesticidi.

Tra il 2015 e il 2016, dei ricercatori dell’Università di Neuchâtel e del Giardino botanico della città di Neuchâtel hanno analizzato la presenza di neonicotinoidi, in 198 campioni di miele provenienti da tutto il mondo. Il risultato non è stato confortante, poichè il 75% dei campioni conteneva almeno una delle cinque sostanze ricercate. Il tasso più alto, 86%, è stato rilevato nel miele proveniente dall’America del Nord.
Ma non è stata una sorpresa. “Ci aspettavamo di trovare tracce di neonicotinoidi  nel miele – ha spiegato a swiss.info Alexandre Aebi, docente di agroecologia all’Università di Neuchâtel e apicoltore – ma l’ampiezza del fenomeno ci ha sorpresi. Non pensavamo di avere una contaminazione nel 75% dei campioni analizzati. Credevamo che alcune regioni del mondo fossero ancora risparmiate dal problema. Penso ad esempio all’Africa. E invece abbiamo constatato che il problema concerne tutto il pianeta. Un altro risultato inatteso è la presenza di più molecole nello stesso campione, soprattutto nel miele prodotto in America del Nord e in Europa.”

Sebbene si tratti di concentrazioni inferiori alle soglie ammesse dalle autorità UE per il consumo umano, si tratta di una contaminazione pericolosa per gli insetti impollinatori, in particolare le api stesse.

I neonicotinoidi, introdotti come un’alternativa al DDT, sono dei pesticidi derivati dalla nicotina e tra i più utilizzati nel mondo soprattutto nelle coltivazioni di mais e colza. Agiscono come perturbatori endocrini nelle api, ma arrivare all’uomo il passo è breve. “Certo, si parla di api, ma in quanto biologo – spiega Aebi -non ho ragione di credere che lo stesso non potrebbe succedere anche nell’uomo. Ma non sono uno specialista di salute umana.” Se i neonicotineoidi sono considerati i maggiori responsabili, sebbene si debba precisare “indiziati”, della moria delle api, sono molti gli studi che hanno dimostrato il loro impatto sull’uomo.

I neonicotinoidi sono assorbiti dalle piante e diffusi nei loro tessuti. Quando gli impollinatori raccolgono e consumano polline e nettari contaminati, possono subire difficoltà di apprendimento e memoria che ostacolano la loro capacità di raccolta e talvolta minacciare la salute dell’intero alveare. È la preoccupazione è principalmente collegata al ruolo delle api e delle api selvatiche nelle colture pollinanti, in particolare frutta e verdura. Perchè, mentre il controllo degli alveari domestici è garantito dagli apicultori, gli impollinatori selvatici come i bombi non sono in alcun modo tutelati dai rischi di contaminazione.

Le concentrazioni rilevate dalla ricerca svizzera erano ben al di sotto delle norme autorizzate per l’essere umano. La media era di 1,8 nanogrammi/grammo, quando le soglie per l’alimentazione sono di 10 e di 50 ng/g, a seconda della molecola. Bisogna però considerare che questo miele  viene ingerito quotidianamente. E’ quindi importante studiare l’effetto di queste piccole dosi a lungo termine, come pure l’effetto combinato dovuto alla presenza di più sostanze.

Per tre sostanze di questa famiglia, tra cui il thiamethoxam prodotto dalla multinazionale con sede a Basilea Syngenta, è in vigore dal 2013 una moratoria che ne limita l’impiego nell’Unione europea. Ma la discussione, ad oggi, non è mai stata portata avanti con chiarezza. Le principali categorie agricole europee comprese le realtà del mondo cooperativo, attraverso Copa Cogeca – il cui vicepresidente è Roberto Moncalvo, presidente Coldiretti – ad esempio da anni si battono per mantenere l’uso dei neonicotinoidi, considerati fondamentali per l’agricoltura. Quindi, forse anche più del glifosato, il tema è controverso. Se da una parte, soprattutto chi si occupa di agricoltura sostenibile, ormai nutre pochi dubbi sulla pericolosità della molecola e non lo nasconde, dall’altra, ovvero la lobby agricola, nelle sedi opportune ha poi un’altra posizione che rende la battaglia a difesa delle api molto difficile.

Sul fronte delle multinazionali, che producono e commercializzano il prodotto, ovviamente i rischi sono più di natura commerciale, sebbene sui rischi, spiega Aebi, “forse anche le grandi multinazionali stanno iniziando a rendersi conto dell’ampiezza del problema.” Un ricercatore di Sygenta, che ha partecipato ad un altro studio, ha confermato l’effetto negativo di queste molecole sulle api.

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Credits: Agostini Lab Srl