Alchimia vegana

2 ottobre 2017
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sostenibilità

Gli effetti, a catena, delle ali delle farfalle sono molto conosciuti: un loro battito provoca tempeste in tutto il mondo, con conseguenze imprevedibili.

Così ci hanno sempre raccontato.  Nulla di quello che facciamo, infatti, è senza conseguenze, sia per i singoli avvenimenti sia, a maggior ragione, per un insieme di atteggiamenti che formano, in ultima analisi, uno stile di vita.

E uno stile di vita discendente dall’etica vegana, con tutto quello che comporta, avrà un impatto ancora maggiore, visto che va controcorrente rispetto al modo di vivere degli ultimi settant’anni. Anni in cui l’esibizione del benessere economico si è confuso con quello personale, spingendo la società a cercare di raggiungere obiettivi sempre di più di immagine che di sostanza. E quando l’immagine è la priorità, quasi sempre lo è a scapito delle necessità del benessere personale.

Ma andiamo per ordine. La filosofia vegana è andata oltre la concentrazione esclusiva sulla parte fisicamente basica del nostro organismo, dedicata unicamente all’alimentazione, ma comprende, in senso olistico, anche un’elaborazione spirituale che, lentamente, si sta affiancando decisamente all’altra.

Il pensiero vegano, pertanto, non può essere riduttivamente limitato alla valutazione di quello che si mangia in senso solo selettivo, ma deve consentire di allargare i nostri orizzonti e diventare uno stile di vita che possa accompagnare le nostre scelte personali, etiche e di relazione con tutto quanto ci circonda.

In tal senso, questo percorso s’interseca in modo molto preciso e potente con il concetto alchimico: l’alchimia è lo studio della dinamica complessiva delle forze e dei corpi che interagiscono nell’universo.

La filosofia vegana diventa alchimia vegana, quando lo studio di queste forze universali avviene all’interno della cornice vegana. Ora è, pertanto, importante ricercare anche l’aspetto qualitativo dell’alimentazione e approfondire le conseguenze che una scelta VEGANA o una NON VEGANA producono nell’universo, attraverso il “battito delle ali di farfalla”.

Quegli effetti collaterali che, con la divulgazione del pensiero vegano, ci permetterebbero di salvare delle vite umane (vedi i dati dello studio dell’Università di Oxford che andiamo subito a esaminare), di contribuire in modo significativo al benessere del nostro pianeta (vedi il drastico calo delle emissioni di gas serra) e di aumentare il benessere personale (con grandi diminuzioni dei costi della salute pubblica).

L’approfondimento della qualità di quanto mangiamo, ci farà capire, inoltre, che non dobbiamo di sicuro accontentarci di mangiare dell’arida “sabbia alimentare” (anche se vegana), che dobbiamo forzatamente completare, per la nostra salute, con opportune dosi d’integratori. E potremo, inoltre, contribuire a togliere delle entrate economiche ai produttori e ai commercializzatori fraudolenti o, quanto meno, disattenti rispetto alla qualità universale dei prodotti. Contribuiremo infine, come già detto, alla diminuzione dei costi sociali della sanità pubblica. È un concetto sociale che coinvolge la parte spirituale dell’individuo, che appartiene al cosmo in tutte le sue dinamiche energetiche.

La stessa energia che ha portato agli incredibili risultati numerici di aumento degli aderenti alla filosofia vegana, che tutti noi vediamo giornalmente.

Le Monde non è rimasto insensibile, davanti a queste dinamiche, e ha organizzata un Festival di approfondimento sociale che si è tenuto qualche giorno fa (dal 22 al 25 settembre), cercando di approfondire questo concetto ipotizzando un fantastico (nel senso di fantasia) mondo completamente vegano. Anche se in realtà siamo, per ora, molto lontani da quest’obiettivo, in Francia l’aumento delle vendite degli alimenti per la dieta vegana è salito dell’ottanta per cento, con il 30% dei francesi che hanno diminuito il consumo di carne.

L’ipotesi sopra indicata ha origine dalle elaborazioni dei dati derivati da uno studio approfondito di un gruppo di ricercatori dell’Università di Oxford. Il risultato è sorprendente: se tutti utilizzassero una dieta vegana, si ridurrebbero notevolmente le problematiche sanitarie, con un calo, entro il 2050, di otto milioni di morti premature.

Allargando il concetto in senso alchimico di dinamica energetica universale, si può immaginare l’enorme risparmio economico e sociale in ambito sanitario e il miglioramento del benessere personale.

Non solo, anche le emissioni di gas serra si ridurrebbero di due terzi e il conseguente risparmio economico sarebbe pari a 1,5 trilioni di dollari.

Ma si può, ulteriormente, approfondire il concetto delle “ali di farfalle”, mettendo in confronto tra loro alcune differenti tipologie di diete alimentari.

Qui il discorso si fa ancora più interessante e articolato.

Le diete analizzate sono le seguenti:

  1. La dieta onnivora e compulsiva attualmente utilizzata,
  2. Una dieta più regolata, con almeno 5 porzioni al giorno di frutta e verdura, un consumo giornaliero inferiore a 50 grammi di zucchero e inferiore a 40 grammi di carne rossa e un apporto calorico di circa 2200 kcal,
  3. Una dieta vegetariana,
  4. Una dieta vegana.

Un confronto diretto tra le quattro diete, si può “cinicamente” proporre, utilizzando come unità di misura le previsioni di “morti premature” dei prossimi 30 anni.

E anche in questo caso le sorprese non mancano, anche se la modalità di calcolo dei dati ottenuti dovrebbero, ovviamente, essere approfonditi. Rispetto alla prima dieta, la seconda farebbe risparmiare oltre 5 milioni di morti premature nei prossimi 30 anni. Quindi, il solo “mangiare meglio” ha come risultato un miglioramento notevole del bilancio sociale economico e di benessere.

Un ulteriore passo avanti, nella direzione dell’approfondimento olistico, potrebbe essere fatto valutando il variare dei dati rispetto alla qualità di quello che si mangia.

I prodotti di alta qualità intrinseca, come ad esempio il biologico, fanno aumentare in modo ancor più eclatante i risultati ottenuti?  Il mio parere è che, se solo modificando in modo più corretto la dieta utilizzata abbiamo questi risultati, passando dal mangiare “sabbia vegana” ad assimilare un cibo dignitoso avremo dei risultati a cascata ancor più significativi.

La terza dieta, nello stesso periodo, ne farebbe risparmiare oltre 7 milioni, mentre con quella vegana si arriverebbe a oltre 8 milioni in meno di morti premature. Oltre al calo delle morti, anche la sanità ne avrebbe un grande beneficio, visto la diminuzione delle persone in sovrappeso od obese. Altro dato straordinario è quello ottenuto analizzando le emissioni di gas serra, avendo sempre come riferimento il 2050.

Se, come prevedibile, le emissioni derivanti dal ciclo alimentare che supporterà la dieta 1 saranno la metà di quelle globali, con la dieta 2 si avrebbe un calo di emissioni del 29%, con la dieta 3 del 63% e con la dieta 4 del 70%.

A questo punto e con questa tipologia di dati, diventa molto difficile scrivere una dignitosa e speranzosa chiusura di quest’articolo.

Quelli appena riportati, sono dati troppo devastanti perché se ne possa parlare in modo approfondito. Saranno presumibilmente informazioni, nel caso migliore, forzatamente accantonate e, in quello “normale” pesantemente ridicolizzate da qualche accademico “super partes”.

Non me ne stupisco e, neanche, preoccupo eccessivamente.

Ho visto, personalmente, nel momento dell’inizio dell’epopea ufficiale dell’agricoltura biologica, gli stessi accantonamenti e le medesime ridicolizzazioni.

Dopo oltre venticinque anni, il biologico non potrà più essere eliminato.

Ora, andiamo a combattere per la salute alchimica dell’universo.

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Credits: Agostini Lab Srl