Calo delle vendite di carne, ma attenzione al bio

26 settembre 2017
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MERCATO

Secondo Sinab, il consumo di carni fresche e trasformate di origine biologica è cresciuto di +85% nella Gdo.

Si può parlare di biologico riferendoci al comparto zootecnico e all’allevamento? Può sembrare un ossimoro o una forzatura di concetti paralleli, ma i dati dell’ultimo rapporto del Sinab, il Sistema informatico del biologico, raccontano di una crescita significativa anche per le produzioni animali bio. Cosa significa? E’ necessario educare a una riflessione e una nuova rivalutazione sul consumo di carne, non solo perché aggiorna la dicotomia vegano-carnivoro, ma anche perché apre nuove prospettive.

In un nostro precedente approfondimento , analizzando i dati pubblicati da Ismea, l’Istituto di servizi per il mercato agricolo-alimentare, era emerso che nei primi dieci mesi del 2016, il consumo di carne era crollato del 5,8% rispetto allo stesso periodo del 2015. Estendendo lo sguardo, il segno negativo (-5,3%) coinvolgeva anche il reparto di salumi e affettati.

La diminuzione, su vasca scala, del consumo di proteine animali, però, ha deviato lo sguardo da quello che, paradossalmente, è un fenomeno in controtendenza: secondo Sinab, il consumo di carni fresche e trasformate di origine biologica è cresciuto di +85% nella grande distribuzione organizzata nel primo semestre 2017 rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente. Crescita record per la carne di pollo bio (+61%) e anche latte e derivati segnano una piccola crescita (+16,2% se riferiti al biologico, -0,4% non bio).

Più carne e derivati biologici significa più allevamenti controllati e idonei al rispetto delle condizioni degli animali stessi: nel 2017 sono aumentati in modo particolare il numero di bovini allevati (oltre 331mila capi con un +24,3% rispetto al 2015) e di suini (oltre 56mila animali e + 13,3%). Positivo anche l’incremento per i caprini (+ 13%), il pollame (+12%) e gli equini (+ 9%).

L’aumento dei consumi di carne bio è in linea con il trend mondiale, mosso da una maggior attenzione e sensibilità da parte dei consumatori stessi: “Le vendite sono generalmente in calo, sia per motivi di salute sia per motivi etici, legati al benessere degli animali – è il commento di Piero Sardo, presidente della fondazione Slow Food -. Nel settore biologico siamo in controtendenza e questo dovrebbe essere un segnale per i piccoli allevatori”.

Margini di crescita e una spinta per i piccoli allevatori, dunque, anche se i costi per la conversione sono notevoli: è necessario modificare l’alimentazione eliminando quindi mangimi ogm, rivedere gli spazi delle stalle e vietare le mutilazioni spesso compiute dagli allevamenti industriali. Scegliere carne bio significa aver eliminato tutto questo.

giovanni sgobba

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Credits: Agostini Lab Srl